Mogwai: Every Country’s Sun

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Nono album per gli alfieri del post rock, i Mogwai. Every Country’s Sun si attiene a quella formula che la band sta collaudando da tempo e che li definisce in modo specifico, rendendo il loro sound tipico e riconoscibile: momenti elettronici a volte melodici, a volte prossimi all’ambient si alternano ad altri più duri, animati da chitarre incisive, spesso dai suoni shoegaze e i nostri non si fanno mancare passaggi di sperimentazione pura che riescono parecchio intriganti e mantengono vivo l’interesse per il loro lavoro. Apre “Coolverine”, uno dei brani più vicini allo stile abituale dei Mogwai sia nel sound che nella struttura, giacchè esordisce in sordina per poi allargare lo spettro in progressione arrivando a vertici di grandissima intensità. La prima sorpresa arriva con “Party In The Dark” con la quale i nostri si cimentano con una formula per loro del tutto inedita, ovviamente adeguandola ai propri standard: il basso quasi wave e le chitarre a tinte shoegaze, abbinate alle delicate armonie del canto di Braithwaite caratterizzano l’inatteso episodio pop dell’album che, mantenendo la sostanza onirica di tanti altri passi dei Mogwai, irradia classe ed eleganza invidiabili. “Brain Sweeties” inizia quindi con suoni cadenzati quasi marziali per poi tornare ad orizzonti melodici e meditativi mentre “Crossing The Road Material” schiarisce decisamente lo scenario bilanciandolo fra arpeggi e parte elettronica, con soluzioni che hanno indotto molti a citare i Neu!; “Aka 47” sommessa e minimale allinea note sognanti che evocano visioni ultraterrene, sfiorando la meraviglia. Ma vanno menzionate anche le belle e ariose ampiezze dai risvolti noise di “20 Size”, i cori celestiali di “100 Foot Face” e l’emozionante sviluppo di Don’t Believe The Fife” che passa dai toni malinconici e trasognati dell’inizio alla roboante pienezza della seconda parte. Infine, dopo i due episodi più ‘tosti’ – “Battered At A Scramble” e “Old Poisons” – di impostazione nettamente rock, la title track chiude con un pizzico di genio, evidente perizia e melodie cosmiche un disco – ancora una volta! – di valore indiscutibile.

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