Panda Riot: Infinity maps

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Vale quanto espresso in sede di recensione del disco dei colleghi Blankenberge, la “new-wave” dello shoegaze può contare su una folta schiera di eccellenti complessi, e fra questi segnaliamo i Panda Riot da Chicago, Illinois (anche se il certificato di nascita cita Philadelphia, ove mossero i primi passi). Infinity maps assembla ben diciotto tracce, anche se un buon numero sono in realtà solo brevi schegge, di pop sognante che profuma di MBV e che ci avvolge in spirali di soffice bambagia, cullati dalla vocetta della graziosa Rebecca Scott. Basterebbero le due tracce iniziali, rispettivamente “Aphelion” e “Helios (June 20th)” a sciogliere nel caramello il cuore più duro, ma questo è solo l’inizio, da qui in poi si ascende direttamente all’Olimpo del pop, perchè dietro l’angolo si nasconde una “Ghosting” davvero celestiale, eterea ed impalpabile… Che i Panda Riot non siano proprio dei principianti si sente, Infinity maps è il terzo disco che rilasciano in quasi dieci anni di attività (“Far and near” è del 2011, un EP, “Northern automatic music” è di due anni più tardi, ed è stavolta un long-playing), le linee di basso, le chitarre dreamy, la batteria discreta disegnano traiettorie avvolgenti, gli episodi più “corti” (“Chimera”, “Infinity maps”) ci abbandonano in uno stato d’estatica contemplazione, altrove fanno ricorso a ritmiche più marcate (“Double dream”), non limitandosi all’utilizzo degli ingredienti “classici” dello shoegaze, bensì cogliendo i frutti più maturi dall’albero dell’indie. Insomma, le canzoni le sanno scrivere ed interpretare, eccome. Chi sarà il prossimo a deliziare i nostri esausti padiglioni auricolari?

Per informazioni: http://www.pandariot.bandcamp.com
Web: http://www.pandariot.com
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