Pryapisme: Diabolicus felinae pandemonium

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Di recente la Francia sembra aver fatto prepotentemente ingresso all’interno dei miei ascolti più frequenti. Ancora una volta, non è affatto facile descrivere la musica di quest’opera; perciò, per farsi un’idea di che cosa ci si possa aspettare dall’ascolto di un lavoro dei Pryapisme, un buon inizio potrebbe essere riportare la descrizione che fanno di loro stessi su Facebook: “I Pryapisme sono un gruppo con un nome grottesco, una musica incongruente e ovviamente condannata a un inesorabile fallimento commerciale e critico. I suoi membri masochisti si aggrappano al loro sogno infantile del sesso e ai soldi facili dal 2000, spendono soldi pazzeschi in sofisticate attrezzature con un’operazione erratica, tutto questo per emettere suoni di flatulenza di dubbio gusto. Il loro umorismo scatologico e l’immagine imperturbabile sono accompagnati solo dalla loro attrazione irrazionale per l’odore mefitico del felino. Un altro gruppo che affonderà nell’oblio”. In poche parole: un gruppo totalmente fuori di testa. I Pryapisme sono un quintetto marginalmente legato all’ambiente musicale francese che da poco sta invadendo i miei ascolti, grazie alla dichiarata collaborazione di un paio di elementi della formazione con il progetto Corpo-Mente; ogni elemento del gruppo fa parte di numerosi altri progetti, alcuni dei quali mi sono parsi, ad un primo rapido ascolto, interessanti e forieri di un una differente forma di alienazione ciascuno (ne cito solo un paio al volo: gli Ultra Zook con la loro musica sghemba e avanguardistica e i Babayaga che rileggono in modo folle e innovativo la musica balcanica). Diabolicus Felinae Pandemonium è, nell’idea del gruppo, una sorta di concept album che ruota sul tema dei felini visti come razza aliena che a breve prenderà il controllo del pianeta terra; si tratta di fatto di un disco fondamentalmente strumentale, musicalmente legato alle forme musicali dell’avanguardia sghemba e improvvisata ma affonda anche le proprie radici negli esperimenti di Mike Patton fuori dai Faith No More (Mr. Bungle e Fantomas su tutti); da un punto di vista dell’ascoltatore, l’aggressione sonora è di gran lunga inferiore a quella di Igorrr ma la forma canzone è, se possibile, ancor più decomposta e frammentata; il suono è nel complesso meno pomposo ma musicalmente ancora più aperto; non possono non notarsi legami con il progressive, da quello dei King Crimson dell’epoca Discipline/Beat/Three of a perfect pair (sono delle Frippertronics quelle che si sentono all’inizio di “La Boetie Stochastic Process”?) alle forme più sinfoniche, delle quali non è qui presente la componente più magniloquente e pomposa. I ritmi sono sincopati e tipicamente iperveloci, l’elettronica si rifà spessissimo a quella dei vecchi videogiochi a 8 bit, il suono è costantemente manipolato e riempito di campionamenti da ogni sorgente immaginabile. In questo caso la descrizione dei singoli brani è veramente impossibile, perciò non mi resta che consigliare caldamente l’ascolto di questo CD e di questo gruppo in generale, perché ritengo sia un’esperienza da non perdere.

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