Stillborn: Nocturnals

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L’opener “1917” e “Lorelei” (scelta come primo singolo estratto da Nocturnals) sono due tra i più schietti esempi di doom ortodosso che abbia ascoltato negli ultimi anni. Epico, autoindulgente, solenne come un rito bizantino, risale al cuore del metal come veniva concepito nei primi anni ottanta, spoglio e nero monolite sul quale vennero incisi i precetti che ancora oggi, anno del Signore 2017, dimostrano di avere un senso ed un valore riconosciuti (“The ancient within”). Gli svedesi concedono spazio vitale al gothic, come “Fata Morgana” certifica, tracciando un parallelo con quanto prodotto dai Type O Negative di “October Rust”, ma questa componente ha sempre fatto parte della loro lirica, contribuendo a creare un alone di mistico rispetto nei loro confronti (Cathedral e Paradise Lost molto devono agli scandinavi, ammettendolo senza remore) . Principi irrinunziabili di un genere che resiste a tutto, anche alle sirene dell’attualità. Il rientro del combo di Gothenburg (sulle scene dal 1985, con una breve parentesi a nome Colossus con alla voce Messiah Marcolin al posto di Kari Hokkanen, che però non portò, se la memoria non mi trae in inganno, a nessuna pubblicazione ufficiale) non poteva risultare più convincente. Ricuperiamo così un complesso che, con Saint Vitus (ricordo che Dave Chandler manifestò la sua ammirazione incondizionata in una intervista rilasciata ad un magazine italiano nel ’94 o giù di lì), Count Raven, Unorthodox e quella pattuglia di band che non si lasciarono attrarre dalle chimere della contaminazione, e che rimasero fedeli ai dogmi del doom più fiero e virile (“Dresden”).

Per informazioni: http://www.facebook.com/stillbornsweden/
Web: http://www.stillbornsweden.com
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