Selfishadows: Recalling

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Un personaggio davvero intrigante Daniele Giustra che, nel sud più profondo d’Italia, si è creato uno spazio come Dj, produttore, musicista, mago dei sintetizzatori e chissà che altro, fino ad arrivare all’interessante progetto da lui fondato, i Selfishadows, del quale è da poco uscito l’album Recalling. Si tratta in realtà del terzo lavoro, da lui interamente scritto e realizzato poi con l’intervento di una manciata di collaboratori: dieci brani di cold wave minimale con un profumo un po’ ‘antico’ e molti momenti di suggestione dai colori malinconici e crepuscolari. Le tessiture elettroniche appaiono lineari ma non necessariamente ‘esili’, i suoni ‘autunnali’ ma non certo ‘sbiaditi’: il risultato è un sound assai particolare che rinnova con un tocco personale e intimo una formula già conosciuta ma che si continua a scoprire. Partiamo con “Rest”, una delle tracce dall’andamento più vivace, scandita anche dal bel basso di Patrizio Zurzolo, mentre il canto è a cura della vocalist Silvia Raschilla, presente ancora in altri brani, che arricchisce lo scenario di languida inquietudine. Poi, con “Inside My Own” si apre un’‘immagine’ a tinte più tenui e una trama accattivante contorna con eleganza quello che, a mio avviso, è uno dei punti di forza della musica di Selfishadows ovvero la voce gentilmente confidenziale del nostro che, con un pizzico di pathos, dà un tocco insolito e stimolante ai freddi paesaggi ‘wave’. “Dry Your Eyes”, pur sobriamente ritmata, si colora di sfumature romantiche con le delicate note di chitarra; “Wait Alone”, invece, sembra allinearsi alla tradizione riecheggiando i Cure. Sa sempre di new wave ma non solo “Everybody Knows”, ravvivata da un elemento ipnotico che ben si sposa con il canto e “Trust No One” opta per sonorità decisamente oscure dominate dalla voce femminile mentre il basso incide sulla trama elettronica dal sapore decadente risolute nervature. Ma sono molto belle anche la ‘atmosferica’ “No Time” e la più lieve e rarefatta “Secrets”; alla fine, dopo la pacata “Same Old Stories”, la title track conclude con toni assai ‘cold’ e modalità cadenzata un disco che è davvero un piacere ascoltare.

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