Clark Ashton Smith: Atlantide e i mondi perduti 

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Era da molto tempo che Clark Ashton Smith (1893-1961) era assente dagli scaffali delle librerie nel nostro paese. Finalmente viene pubblicato un volume corposo intitolato Atlantide e i mondi perduti che racchiude ben 4 cicli completi – “Atlantide”, “Averoigne”, “Zothique” e “Xiccarph” – nella prestigiosa collana Oscar Draghi dove sono presenti autori del calibro di Terry Brooks, George R. Martin, Robert E. Howard ed H.P. Lovecraft. Questa iniziativa si deve al coraggio di Giuseppe Lippi, uno dei maggiori esperti di letteratura fantastica in Italia e curatore dell’edizione di tutti i racconti “lovecraftiani” nella versione basata sui testi definitivi di S.T. Joshi. Atlantide e i mondi perduti colma un vuoto rendendo disponibile agli appassionati del “weird” uno scrittore che, nel corso degli anni, aveva assunto la status del “Santo Graal”. Basta farsi un giro su Ebay e digitare il suo nome per farsi un’idea dei prezzi stratosferici a cui sono vendute le sue vecchie edizioni pubblicate da Fanucci e dalla Meb negli anni ’70 e ’80. In particolare Le metamorfosi della terra e anche Averoigne – usciti nella mitica collana “I Miti di Cthulhu” della Fanucci a cura di Gianni Pilo – hanno raggiunto cifre considerevoli.

Sicuramente siamo di fronte ad uno scrittore particolare: il suo punto di vista è cosmico e antiantropocentrico, è dotato di una genuina vena poetica, di un tocco macabro e decadente ed è in possesso di un monumentale e bizzarro vocabolario. Può essere considerato come uno degli ultimi esponenti di un fantastico “outré”: la sua prosa decadente, barocca e “visionaria” trasporta la mente del lettore in un’altra dimensione in reami al di fuori del tempo e dello spazio. E’ stato una delle colonne del fantastico americano degli inizi del secolo scorso assieme a H.P. Lovecraft e R.E. Howard. Lyon Sprague De Camp lo definì uno dei “Tre Moschettieri” della celeberima rivista pulp Weird Tales diretta all’epoca da Farnsworth Wright.

La sua carriera letteraria, in realtà, incomincia nell’ambito della poesia           e non è poi trascurabile anche la sua attività di scultore con cui raffigurava le malefiche divinità “evocate” nei suoi scritti.

Nel 1922 fu determinante la conoscenza con H.P.Lovecraft. Lo scambio epistolare fra i due scrittori si rivelò fondamentale tanto che Clark Ashton Smith, sulla falsariga del “solitario di Providence”, inventò nuove divinità (fra cui Tsattogua e Ubo-Sathla) e “Il libro di Eibon”, un cosiddetto “pseudobiblium” come il famigerato Necronomicon.

Fra il 1928 e il 1935 apparvero sulla rivista Weird Tales i suoi leggendari racconti. La fervida immaginazione dello scrittore californiano non aveva limiti: nacquero in questo modo gli indimenticabili cicli di racconti ambientati nei continenti immaginari di Atlantide, Hyperborea e Zothique.

Atlantide è il primo ciclo di questo volume ed è basato sul concetto di “mondi perduti” e, nello specifico, si riferisce al mitico e mitologico continente di Atlantide di cui parlò Platone. Sono racconti che ci trasportano in ere dimenticate e in continenti sepolti in cui si pratica ancora l’arte della negromanzia come nell’affascinante “La morte di Malygris”. Da segnalare “La doppia ombra” una storia di orrore cosmico che piaceva molto a Lovecraft. Un altro affascinante ciclo di racconti che abbiamo modo di leggere in Atlantide e mondi perduti è “Averoigne”, ambientato nel Medioevo nell’antica regione francese di Averoigne dominata da oscure leggende e potenti magie. Si tratta di racconti non privi di un certo fascino gotico, erotico e grottesco che ne fanno un ciclo di culto fra gli appassionati del fantastico. Si viene immersi, in racconti come “Il colosso di Ylourgne”, “La bestia dell’Averoigne” o “La fine della storia”, in un’atmosfera arcaica medievaleggiante ricca di echi fantastici e mitici in cui abbondano figure tipiche della letteratura del terrore come vampiri e demoni assieme ad elementi dei “Miti di Cthulhu”.

Il ciclo di “Zothique”, ambientato in un futuro remotissimo (come nell’incredibile romanzo di William Hope Hodgson La terra dell’eterna notte da cui forse ha tratto ispirazione) in cui il sole si è oscurato e sono rinate le antiche arti della negromanzia, è considerato il suo capolavoro e viene qui presentato in un’edizione integrale. I racconti di questo ciclo costituiscono forse l’essenza della sua scrittura lussureggiante influenzata da Baudelaire e Verlaine: una prosa caratterizzata dall’uso di vocaboli ricercati che creano un’atmosfera di estetizzante decadentismo come nello splendido racconto “L’impero dei Negromanti”. La chiusura è affidata al breve ciclo di “Xiccarph”: in quest’ultimo emerge la sua attitudine verso una fantascienza nera e apocalittica.

Le traduzioni di Giuseppe Lippi sono nuove e sono basate sull’edizione in 6 volumi pubblicata da Night Shades Books fra il 2007 e il 2011. Si tratta in pratica della prima edizione italiana integrale in quanto sono stati integrati diversi tagli che gli erano stati richiesti all’epoca dalle riviste. Il volume è inoltre corredato da una dettagliata bibliografia, da 4 cartine disegnate da Greta Grendel e dalle immagini raffiguranti 6 sculture dell’autore.

Clark Ashton Smith “Atlantide e i mondi perduti” – Mondadori –Oscar Draghi – 600 pagine – Euro 25 ISBN 9788804683643

 

 

 

 

 

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