Apparition: The awakening

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Introdotto dalla breve title-track, The awakening chiarisce immediatamente i suoi intenti, essendo la spigliata “Hold back the night” eccellente composizione dall’umore deciso, ove la bella voce di Fiona Creaby ha buon giuoco nel districarsi tra le robuste tessiture messe in atto dalle chitarre di Amy Lewis e di Paul “Kull” Culley, i quali non celano la fascinazione che provano per il classic-metal. Il quintetto fondato dal bassista David Homer (che con lo skin-beater Ashley Guest va a formare una sezione ritmica affidabilissima) vanta ormai venti anni di attività abbondanti, anche se il c.v. mostra una certa discontinuità nelle pubblicazioni, ma trattandosi di un insieme militante nelle divisioni minori (fino ad oggi, ma WormHoleDeath Records sa come valorizzare i proprio talenti!) del metal “female-fronted” queste lacune vanno giustificate. Ascoltare “Hold back the night” è un piacere, credetemi, sopra tutto se ancora piangete la scomparsa dalle scene dei Dreams of Sanity di Sandra Schleret; segue una più meditabonda “Dames of darkness” (dedicata all’omonimo festival inglese, con un bel parterre d’ospiti ai cori), tempo medio che si distende lungo cinque minuti e mezzo di durata interpretato da un complesso che fa sfoggio di sicurezza, tenendo comunque a debita distanza la presunzione. Prendete poi “Resonance” e sezionatela con cura: quante altre volte avete ascoltato un brano come questo? Eppure essendo dotato di buona cifra melodica e di uno svolgimento semplice, vi ammalierà in virtù proprio della sua linearità. Laddove il symphonic-female-fronted-metal cede alla tentazione “pomp”, la formula adottata dagli Apparition ricorre a soluzioni più sobrie ma efficaci tanto da indurre al ri-ascolto del brano. “The night an angel died” è episodio grandioso ove Fiona si cimenta in una interpretazione credibile e coinvolgente, conducendoci alla corale chiusa ove emerge la vena epica dei britannici; che poi si trovino a loro agio sui ritmi più misurati lo conferma “Eternity”: si evitano forzature ed orpelli, anche se poi “Home” mostra decisamente la corda, inutile insistere sulle ballatone, meglio lasciar spazio alle chitarre di “Break the chains” (e qui gli Apparition spargono polvere metallica sulle strutture care agli Inkubus Sukkubus!) ed ad “Our story lives on”, palestra ove si esercita l’estro di Ashley Guest, piece dal deciso timbro orchestrale che valorizza l’ottimo affiatamento del quale il complesso dello Staffordshire beneficia. Poco aggiungono il lentone per piano e voce “Twilight” e la conclusiva “As shadow play”, a questo punto le carte sono scoperte e non c’è dubbio che gli Apparition la loro parte la sappiano sostenere. Con The awakening si rivolgono ad un pubblico più ampio di quello di stretta osservanza goth-metal, sanno adottare soluzioni diverse ad ogni episodio senza smarrire il tema principale di una proposta sicuramente matura ed accattivante. Canzoni come “The night an angel died” meritano l’airplay radiofonico (anche se solo una minuscola emittente del Nord-Est dà spazio a queste realtà…); speriamo che The awakening non rimanga confinato alla cerchia degli appassionati più curiosi, dopo anni di pratica meritano la promozione!

Per informazioni: http://www.wormholedeath.com
Web: http://www.apparitionmusic.co.uk
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