OPHE: Litteras ad tristia maestrum solitude

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A quale pubblico si rivolge un’opera ambiziosa quale è Litteras ad tristia maestrum solitude? Certo ad una ristretta cerchia che non s’accontenta dell’ovvio… Il disco si articola su cinque composizioni che manifestano una totale e decisa inclinazione al chaos primevo, un’adesione ad una estetica nichilista che trascina l’ascoltatore in un vortice soffocante di reale malessere, e che proprio nella sua traccia più “canonica”, la finale “Cadent”, accentua i toni di una cupa apocalisse pronta a scatenarsi. La radicalizzazione del concetto di musica “estrema” (come nella sulfurea cavalcata “Somnum sempiternum”), l’abbattimento di ogni confine e limite, operato con lucido raziocinio dal main-man, l’unico compositore, esecutore e titolare del marchio, Bargnatt XIX già noto come voce e chitarra di altri esploratori del cosmico disagio, gli Omrade (recensimmo “Nade” ed “Edari”), facendo però attenzione a non cadere nel rumore puro (ed inutile). Perchè c’è una logica che attraversa ed unisce gli uni agli altri questi brandelli di tessuto putrescente, come nella malatissima “Decem Vicibus” straziata da voci di dannati che paiono emergere dall’oltretomba, in un disperato tentativo di recuperare la luce e con essa un barlume di speranza. E lo strumeno che più agghiaccia coi suoi interventi “free” è il sax, il quale brutalizza “XVIII” che poggia su una base black esprimente una violenza efferata. Sei minuti di follia allo stato puro… E che su “Missive amphibologique d’une adynamie a la solitude” giuoca a sparigliare le carte, perchè il canovaccio rock non viene abbandonato bensì si ricorre alla sua destrutturazione, operazione alla quale proprio gli acts transalpini ci hanno educato (e qui si ricorre alla scuola del RIO). Poi la citata “Cadent” stende sull’uditore un velo di malinconia, sudario ove asciugare le lagrime… La sua semplicità, rispetto a quelle che l’hanno preceduta, mette in mostra l’anima tormentata di OPHE, accompagnandoci lungo un cammino segnato da cumuli d’ossa calcificate. Litteras ad tristia maestrum solitude rinforza l’avanguardia del black, pur essendo un esordio mostra già le stimmate del genio più deviato. Eccellenti produzione ed artwork (la prima di Edgard Chevallier, la seconda di Jeff Grimal).

Per informazioni: http://www.mykingdommusic.net
Web: http://www.facebook.com/OPHEBM
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