Die Schwarze Nacht – Riff Club (Prato), 17 marzo 2018

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Video Diva. Foto di Mrs.Lovett

Die Schwarze Nacht era il promettente titolo dell’evento svoltosi sabato 17 marzo presso il Riff Club, piccolo ma accogliente locale situato anch’esso a Prato e molto attivo in campo musicale con iniziative e live. Non l’avevamo mai visitato prima e questa serata dedicata alla new wave ‘italica’, che prevedeva l’esibizione dei bravi Video Diva con il supporto dei giovanissimi The Waivin’ Blankets, è sembrata l’occasione adatta. Appurato con soddisfazione che l’acustica era all’altezza e l’ambiente gradevole, abbiamo aspettato con la migliore disposizione d’animo l’inizio della ‘festa’.
L’attesa non è durata troppo ed ecco comparire The Waivin’ Blankets, quattro freschi ed energici ragazzi palesemente ‘innamorati’ della new wave anni ‘80, che hanno scaldato la ‘situazione’ con una serie di cover di brani classici dell’epoca d’oro, a cominciare da “Bela Lugosi’s Dead” seguita da “Shadowplay”, “A Forest”, “This is not a Love Song” e via dicendo, con grande gioia dei nostalgici e un po’ di tristezza, invece, da parte degli ‘attempatelli’ come noi, che, negli ultimi trent’anni, quei pezzi li hanno ascoltati un numero sufficiente di volte. Poco da dire, quindi, se non che i quattro si sono comunque comportati ‘come si doveva’, dimostrando di conoscere molto bene l’‘argomento’ e mettendoci tutto l’entusiasmo possibile: le loro versioni dei classici sono state adeguate e il pubblico si è sottoposto ben volentieri al ‘ripasso’; i The Waivin’ Blankets hanno così ‘incassato’ gli applausi che meritavano, cedendo il posto agli headliners.
Dei Video Diva si è parlato di recente su queste pagine: il loro lavoro s(à)crata ha avuto accoglienze positive un po’ ovunque e anche a noi è piaciuto parecchio, poichè contiene una serie di elementi positivi dai quali è scaturita una formula vincente: impianto musicale impegnativo ma non pesante, testi cupissimi ma affascinanti, varie analogie con la ‘tradizione’ – lo dimostra, solo per fare un esempio, l’incisività del basso! – ma anche un’evidente ricerca di moduli espressivi personali, alimentata da una passione calda e visibile… tutto questo ha fatto sì che i tre – Lorenzo Petti, Davide Valecchi e Antonio Torino – siano emersi, sia pure con tempi purtroppo non rapidissimi, dalla gran massa dei semplici ‘imitatori’, conquistandosi l’attenzione degli amanti del genere. I Video Diva presentavano, in questa circostanza, l’album di cui si diceva ma la loro esibizione è stata più ampia e di ‘soddisfazione’ perchè, prima dei pezzi nuovi, hanno proposto anche parte della loro produzione precedente, che si è rivelata una gradita sorpresa per chi non la conosceva.

 

Video Diva. Foto di Mrs.Lovett

Vedere i tre in concerto, poi, è stato interessante per definire alcune ‘dinamiche’ della loro musica: la chitarra di Valecchi è totalmente centrale e la modalità live senza dubbio la valorizza accentuandone il ‘carattere’, al di là della maggiore o minore ‘pulizia’ dei suoni che, se da un lato risultano, per così dire, più ‘grezzi’, dall’altro hanno un’intensità diversa, estremamente coinvolgente; la voce di Petti è limpida ed efficace, senza sbavature anche di fronte alla ‘pressione’ del pubblico e il pathos che sa infondere nei bellissimi testi è temperato soltanto dalla sua timidezza palpabile e dal profilo ‘riservato’ che mantiene tutto il tempo, come inconsapevole di un talento che comunque non può dissimulare e infine il basso di Antonio Torino che rappresenta un solido supporto per l’assetto dei brani. Per quanto riguarda il repertorio proposto, come accennato, i primi sei pezzi eseguiti risalgono a qualche anno fa e non figurano in s(à)crata: di fatto, in questi, l’influenza wave si percepisce più chiaramente ma lo stile dei Video Diva c’è tutto e le parole colpiscono al punto che non si può evitare di soffermarsi ad ascoltarle, anche in un contesto ‘adrenalinico’ come un concerto. In particolare, ho apprezzato la cupa e inquietante “ … A Litaliano” da Nuvistasi del 2012 e “Algor” da Inetticho, dotata di una suggestione davvero speciale. Delle tracce di s(à)crata abbiamo diffusamente trattato a suo tempo: la dimensione ‘live’, più ‘tirata’ e ‘partecipata’, le ha rese più ‘forti’ e appassionate, evidenziandone aspetti prima meno afferrabili – le sfumature ‘arabeggianti’ in “Samantha”?, il basso ‘incalzante’ in “Quindici18”? le note morbidamente ‘evocative’ che Lorenzo Petti, in vari momenti, trae dal sax? – divenuti invece visibili. Solo per preferenza personale, voglio menzionare “Inconsciamente vago” e “Orizzonte piatto” nelle quali la chitarra è ben più che espressiva o “Sei da solo” che, da vicino, ‘penetra’ ancora più a fondo. Il trio, in sostanza, ha saputo conquistare i presenti dispensando grandi emozioni, forse senza neanche rendersene conto, con un’onestà del tutto priva di artifizi. “L’oratore”, il brano concesso come bis con gentilezza ed evidente imbarazzo, ha concluso felicemente una serata positiva e molto piacevole.

Video Diva. Foto di Mrs.Lovett

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