Convocation: Scars across

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Il death-doom conserva le proprie spoglie in urne marmoree custodite da un manipolo di fedeli. I Convocation aderiscono sì al filone catalogabile senza timor di fallo tra i più intransigenti, ma ne offrono una personale ed interessante lettura utilizzando con sapienza le tastiere, le quali conferiscono all’insieme sonoro una sensazione di apertura cosmica. Laddove gli Abysmal Grief, maestri del doom horrorifico, accentuano con le keys l’aspetto più funereo e sepolcrale, i Convocation ampliano le soluzioni a loro disposizione, ricorrendo pure a voci ultraterrene che davvero, più che da ctonie profondità, paiono giungere dagli abissi del cosmo, accasciandosi su uno strato di chitarre denso e vorticoso. Ne consegue che Scars across, pur indirizzato a coloro che professano il culto del doom estremo (le sei corde e la pachidermica sezione ritmica rimangono aderenti ai ferrei dogmi che regolano il genere) rappresenta il riuscito tentativo di proporre soluzioni alternative e sopra tutto credibili. I due componenti si fanno indicare dalle semplici iniziali, il che va letto nella totale adesione ad una corrente che per sua intima natura è poco incline alla manifestazione; una successiva indagine ha permesso di identificarli in Lauri Laaksonen (militante nei Desolate Shrine) ed in Marko Neuman dei Dark Buddah Rising (e di una altra decina di progetti): una volta tanto la somma delle singole parti determina un risultato ben superiore a quello atteso. La title-track assolve egregiamente il proprio oneroso compito: è il brano che meglio esprime il credo sonoro professato dai finnici: lenti sì, ma capaci di ricorrere a fini intarsi che arricchiscono una trama altrimenti troppo ispessa (da sottolineare vieppiù l’arcano fascino emanato dagli occulti vocalizzi muliebri). Piacevole sorpresa.

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