Covenant

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Covenant live EuroRock Festival 1999 (foto di Mircalla/Christian Dex - © Ver Sacrum)

Un pubblico numeroso ed entusiasta accoglie i Covenant nella loro prima data italiana in assoluto. Il trio svedese si presenta su un palco molto spoglio, con solo due piccole tastiere, tre microfoni e uno schermo sullo sfondo, per vivacizzare con delle proiezioni questa scenografia minimale. In effetti una strumentazione più completa sarebbe stata solo d’impiccio: il concerto è una specie di super-karaoke con i due tastieristi che una volta fatte partire le basi abbandonano gli strumenti e si cimentano in passi di danza e in giochi col pubblico. Cosa c’era da aspettarsi d’altra parte? Beh, almeno le parti vocali, con il lead-singer Eskil Simonsson in splendida forma, sono senz’altro “live”.

Sia chiaro, il concerto non mi è dispiaciuto affatto, anzi. D’altra parte dei Covenant sono ormai un fan e non posso che apprezzare ancora di più la loro musica vedendo i tre musicisti sul palco a incitare il pubblico, che calorosamente risponde. Una festa, insomma, più che un concerto, purtroppo di breve durata – un’oretta scarsa -.

La scaletta ha messo in evidenza – a mio avviso – la differenza qualitativa tra i brani più vecchi del repertorio dei Covenant, presi dai due splendidi CD Dreams of a CryotankSequencer, e quelli del recente United States of Mind. Se nei primi venivano privilegiati i suoni aspri, ipnotici e freddi (mi spingerei anche a definirli di ispirazione industriale ma parte della redazione di Ver Sacrum si dissocia), accompagnati da linee vocali melodiche che creavano un riuscitissimo contrasto, molti pezzi recenti deviano senz’altro verso sonorità più “easy” e commerciali, perdendo così quel fascino unico.

Così in concerto è apparso evidente lo scarto tra “Figurehead”, “Feedback”, la bellissima “Theremin” – il mio brano preferito dei Covenant in assoluto – e “Stalker”, richiesta a gran voce al pubblico, e quelle più “mainstream”, come “Promised land”, “Dead stars”, “Tour de force”, interrottà a metà da un blackout elettrico, e “One world one sky”. Certo non tutti i brani nuovi sono meno interessanti: ad esempio “Like tears in rain”, con cui i Covenant, hanno aperto il concerto, è un pezzo di rara bellezza, e anche “Helicopter”, brano assai anonimo su disco, assume dal vivo una veste più corposa e ipnotica e, come se trovasse la sua giusta dimensione, acquista valore ed interesse.

Il pubblico, come dicevamo, risponde entusiasta. Non manca una consistente presenza di questi strani personaggi vestiti di colori “fluo”, con acconciature improbabili e che sembrano usciti da un fumetto giapponese. Che sia l’ultima frontiera della moda electro? Può darsi: se allora la mia passione per la EBM dovesse spingersi oltre e portarmi a conciarmi in quel modo vi autorizzo – anzi vi supplico – di uccidermi sul posto! Mi raccomando … non abbandonatemi nell’inferno dei Manga!!!

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