Braindance: Redemption

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Definiscono la loro musica progressive darkwave (ch’è anche il nome della loro label). Auto-etichettarsi, si sa, è esercizio non privo di pericoli. Il rischio di “ingabbiarsi” in formule preconfezionate è elevato. Ma nel caso di questi nuovayorchesi possiamo accettare il termine, e non solo per benevolenza, o per simpatia. Certo, il loro piglio guascone può far sorridere, le massiccie dosi di kitsch copiosamente elargite magari anche insospettire… Sono seri? Dobbiamo credere alle loro rodomontate? A lucidi fisici da culturista ben esibiti e proclami tuonanti sparati in faccia all’ascoltatore? In ogni caso, la bella e tenebrosa Vora Vor (titolare di liriche e musiche nonchè chitarrista, “rumorista” etc. etc. etc.) e Sebastian Elliott (il culturista tatuato di cui sopra, cantante sfrontato quanto spaccone, anch’egli pone il suo copyright sul progetto) con questo Redemption sono giunti al terzo disco (segue Shadows del 1994 e Fear Itself del 1995). La formazione residuante nel tempo ha subito alcune modifiche, vantando ora Robynne Naylor alle keys, oltre a violino, viola e b’vocals (e questa è una presenza consolidata, avendo già fatto parte in passato del gruppo), Andrew Bunk al basso e, udite udite (ecco perchè mi sono soffermato sui collaboratori, è qui che volevo giungere…) tale Stygme Von Skunk-A-Loohvff (gasp!) alle percussioni… Ma veniamo alla musica. Si diceva, progressive darkwave. Ebbene, la struttura dei brani, ispecie quelli più lunghi, è sì progressiva, comunque molto americaneggiante, con cambi di tempo, di ambientazione, svolazzi sintetico-sinfonici. Il taglio è senza altro dark/new wave. Da preferire i brani più articolati, ove la vena grottesca dei nostri emerge in tutto il suo fulgore. Perchè, si sa, non sono da prendere troppo sul serio, certo, ma questo non toglie che siano degli ottimi musicisti Inoltre, è da sottolineare che le undici tracks che compongono il disco (tutte principianti per re- e collegate fra di loro) sono di livello compositivo-esecutivo sicuramente medio-alto. La produzione è eccellente, il suono gelido, tagliente, a volte mortifero. Il tutto contaminato da elementi d’effetto “cinematografico”. Ma l’avevamo detto, sono degli smargiassi… Potrebbero piacere a Tim Burton, ed in effetti li vedrei autori di una pacchianissima comparsata in uno dei suoi Batman. Ci starebbero benissimo! Un lavoro atipico, Redemption, un dark-concept da considerare con attenzione

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