Malombra: The Dissolution Age

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L’evento s’è finalmente compiuto. Attendevo con ansia il nuovo lavoro dei genovesi MALOMBRA. I giorni dell’aspettazione sono finiti. The Dissolution Age è, non vi sono dubbi, il miglior disco finora pubblicato dal gruppo di Mercy. Un percorso principiato nel 1992, coll’omonimo esordio, che ha visto la sua naturale prosecutio con il maestoso Our Lady Of The Bones (correva il 1996), e che con quest’ultimo capitolo segna un’ulteriore, interessantissimo, sviluppo. Disco maturo, dalle atmosfere pregne, gothikeggianti, ove la voce del nostro cantore si leva a raggiungere livelli eccelsi d’interpretazione. Ed ancora una volta, nuovi nomi l’accompagnano in quest’avventura dalle tinte fosche. Le tastiere di Franz Ekurn disegnano paesaggi ombrevoli, il marziale supporto ritmico è garantito da Diego Banchero (basso, già partecipe del progetto Il Segno Del Comando, dal quale si attendono nuove…) e da Francesco La Rosa (batteria), la chitarra di Roberto Lucanato è maligna, poi agghiacciante, infin cupissima, ma anche subdolamente delicata. Atmosfere austere, ove si fondono goth, doom e progressive darkeggiante, in un crogiuolo mirabile nel quale si forgia uno stile fresco, personale, che si compiace di sè in brani quali la title-track, “The Duncan Browne song”, Everybody afterwards”, “The anti-sex”, “Misery Domine”, nei mei preferiti “El centro”, “The lost father” ed infine in “Venice Lido 1901”, song che prediligo, riconoscendovi forse imperscrutabili affinità dell’anima, per quella nuance decadente… La rorida pallida rena, le nubi che fuggono all’orizzonte, il romore sordo della risacca, le odi del poeta disperse nell’aere salmastro… Ho già detto tutto. è opra stimabilissima

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