Stille Volk: Satyre cornu

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Satyre cornu è il terzo album dei pirenaici Stille Volk, gruppo che si è fatto conoscere nel’97 con il cd di esordio Hantaoma, definito dai suoi stessi autori come un album di musica pagana antica. Nel ’98 è uscito il secondo lavoro Exuvies, disco complesso ma molto interessante nel quale i francesi hanno sperimentato nuove soluzioni sonore, inserendo su una base di musica folk elementi ambient ma anche metal. Il risultato di questa combinazione di stili mi aveva decisamente convinto, ma devo anche dire che ho accolto con molto piacere il ritorno alle origini che caratterizza questo nuovo album. Satyre cornu è infatti costituito da brani di puro medieval-folk, sebbene sia inportante distinguere tra quelli interamente ripresi dalla tradizione (sia per ciò che riguarda la musica che per i testi), e quindi solo rielaborati e riarrangiati, e quelli invece con musiche composte dagli Stille Volk e basati su testi preesistenti, come ad esempio “Pan domna poc”, il cui testo ad opera di Bernar de Ventadour risale al 12° secolo. Devo dire che l’album nella sua interezza è veramente di alto livello, i brani risultano essere piuttosto vari e sono tutti ottimamente suonati (tra l’altro con strumenti della tradizione antica), inoltre il cd include anche una sorpresa finale, un brano che apparentemente sembra uno dei tanti ma che invece si scopre essere un rifacimento in chiave medievale di “To tame a land”, canzone tratta dall’album Piece of mind degli Iron Maiden (!!!) e trasformata dagli Stille Volk sia nella musica che nel testo, che è stato interamente tradotto e prende qui il titolo di “Adoumestica una terro”. Insomma, se la vostra passione sono gruppi come Sarband o Corvus Corax, allora questo album fa decisamente per voi.

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