Twelve Thousand Days: The Devil in the Grain

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Progetto parallelo di Martin Bates ed Alan Trench degli Orchis, Twelve Thousand Days fa uscire il suo secondo lavoro dopo In the Garden of Wild Stars. L’album si apre con una serie di brani molto belli, come “Song of the prophet”,”Beaty is Fading” e “All in the May”, dalle sonorità magiche e sognanti, con chitarra acustica e percussioni in primo piano, che si stendono su un tappeto sonoro di tastiere elettroniche, mentre il cantato, caldo e suadente, sempre in primo piano, tesse eleganti e malinconiche melodie. “Darkness Rising” presenta sonorità ancora più languide, intime e romantiche, accompagnate da dolci melodie di flauto, mentre “Whitestone Day” si concede a suoni più wave ed eterei (alla Black Tape). “Glistening praise” e l’omonima “The Devil in the Grain” si aprono poi a momenti di più intensa sperimentazione sonora, mentre la più potente “The Hand of Glory” è una sferzata energetica che restituisce vigore all’intero lavoro. Nel complesso un album estremamente interessante, che forse non colpisce al primo impatto, ma che cresce con il passare degli ascolti e conquista per la sua profondità, la sua ricercatezza, il suo stile elegante e raffinato.

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