Visus Nocturnus: Apokalipsis

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Trattasi di lavoro d’esordio, da valutare non vi sono indi bravura od esperienza, essendo l’urgenza, e, perchè no, il coraggio d’esprimere la propria arte istanze fondamentali che non vanno certo taciute. “Apocalipsys” è senza altro acerbo, forse pure forzato, ma il risultato finale ci fa propendere per un giudizio positivo. L’opera, è evidente fin dai titoli dei singoli pezzi, s’ispira all’Apocalisse di San Giovanni Evangelista (la title-track, “Quattuor Equites”, “Septem Tubae”, “Agnus Dei”…), testo iper-sfruttato che nell’intenzione dell’enigmatico Visus Nocturnus (sotto l’inquietante monicker si cela il nostro S*Tox) vede in questa sede l’ennesima, personale rilettura. L’assunto strumentale è assai scarno, avvalendosi di effetti elettronici in più di un caso comunque efficaci (fughe d’organo che s’alternano a violente scariche elettriche, ma non mancano deviazioni dal tema, come in “Babylon”), i testi sono rigorosamente recitati con prevalente voce sussurrata (non mancano vere e proprie preci, come nel caso di “666”). Ambientazione occulto/esoterica (rafforzata dal disegno di copertina, tratto dal “Livre des figures hierogliphiques” del Flamel) che andrebbe comunque approfondita, anche per evitare cadute di tono inevitabili in questo contesto (ma “Agnus Dei” risulta un bel pezzo davvero, come la conclusiva “Tabernaculum Dei”). Il tentativo di proporre un’opera peculiare è da apprezzare. In somma, “Apocalipsys” non è da trascurare, tenendo presente che comunque trattasi essenzialmente di un demo. Attendiamo fiduciosi nuove prove future.

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