Dark-esoteric-progressive, ecco una bella etichetta da appiccicare a questo disco! Scherzi a parte, “Urdoxa” è opera da non trascurare. Consta di otto tracce, alcune decisamente lunghe (“Taedium vitae” e “L’enlèvement de Psyché” superano i sedici minuti!), tutte ricche d’arcano fascino che non potrà non stregare l’ascoltatore più attento ed esigente. Sonorità settantiane, strumentazione che si avvale di flauti, clavicembalo, hammond, viole, e sopra tutto, il cantato, attribuito al bravo Antoine Auresche, decisamente efficace, questi punti di forza dei transalpini. Sarà per l’utilizzo della lingua madre (il francese dona alle singole canzoni un sapore vagamente esotico, forse l’abusato anglosassone ha obnubilato i nostri sensi!), sarà per l’ottima capacità interpretativa evidenziata dai nostri, “Urdoxa” comunque è lavoro invidiabile per intensità drammatica e per varietà compositiva, rifiutandosi di soggiacere a schemi triti, elaborando anzi il suono tradizionalmente hard fino a giungere allo sviluppo di composizioni assai complesse ma mai stancanti e, soprattutto, assolutamente dark. Ascoltatevi la finale “Requiem”, degno suggello d’una opera sublime, colonna sonora ideale per musicare le nostre più recondite ed ancestrali… paure! Citazioni da Nietzsche, dalla Lungulescu, da Hugo e da Heidegger, in copertina la “Saffo” di Gustave Moreau. “La nuit est certes obscure, mais l’obscur n’est pas nécessairement ténèbres”…