GOR - Francesco Banchini & the gitanos of Pozzuoli: Phlegraei

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Ver Sacrum Opra di grande intensità emotiva, codesta “Plegraei”, urna pretiosissima dalla quale trarre dodici perle di rara et evocativa suggestione! Ombre et luci giuocano capricciose in mille bizzarri riflessi rifratte su muri scrostati, recanti incerte imagini di silfidi danzanti, di satiri ghignanti et curiose fiere. Oh, mastro cantor, la policroma et peritissima schiera ben t’accompagna, di via in via, di taberna in taberna, a Cumae, Misenum, Baiae et Puteoli, et il vostro musicar sublime per ogni loco dilettosamente si spande, cum somma delitia di noi stupefatti uditori! Gloria a Voi, et alla Vostra venerabil Arte! – Vi sono dischi pei quali appellarsi a sterili verbi significherebbe recare insulto a chi con tanta passione li ha concepiti. Impresa ardua, adunque, il recensirli. Qual rimedio alle angustie del povero scribacchino, se non abbandonarsi alle integre sensazioni, dare ascolto all’afflato sgorgante dalla propria coscienza? “Plegraei” richiama davvero arcani giardini dell’Eden, ove il fluire delle note accompagna il chiocchiolìo di freschissime acque, fra lo stormir di lussureggianti fronde ed il frusciar di vesti di leggiadre ancelle… Si, ozi d’Alhambra… Qual proscènio meglio si adatterebbe, ad accoglier i nostri musici? O il girovagar senza meta, fra le mille fumarole che punteggiano i Campi Flegrei? Poscia, dopo tanto errare fra caldere e solfatare, colla pelle riarsa dall’aere risecchito immerger le nostre membra spossate tra l’acque riscaldate, sgorganti dalle viscere della Madre Terra, e far sperder lo sguardo nell’immensità del vuoto, sempre accompagnati da quest’arcane melodie… Questa musica è balsamo aulentissimo, linimento fragrante per le nostre anime! Altro non vi sarebbe d’aggiunger, credetemi! Se non che “Phlegrei”, appunto di dodici tracce composta, conferma la statura compositiva di Francesco Banchini, grande esecutore ed attento lettore di un gusto che ha pochi pari. Opera compatta, di altissimo livello, graziata da una interpretazione magistrale, ricca di mille sfumature che donano viva luce a brani di grandissima suggestione. Fra quelli, tutti!, che ho particolarmente apprezzato, voglio citare l’ouverture “Hymnarium Gnosticum”, “Sulphuraria” (eccole, le fumarole levantesi dalla terra aridissima, dai vapori giallognoli strianti il ciel cobalto!), “Antrum Sibyllae”, la breve “Epiklesis” (Dead Can Dance sullo sfondo), l’enigmatica “Calvarium”… ma dovrei riportare, per completezza, l’intiera track-list! Un disco destinato a permanere nelle nostre memorie, sospeso come il ricordo di gloriosi evi remotissimi. Destinato all’immortalità, come si confà ai capolavori. Amen!

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