Desdemona: Super Nova

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Ver Sacrum Con il quartetto polacco dei Desdemona siamo dalle parti del suono proposto, ad esempio, dagli ultimi Theatre of Tragedy oppure dai Gathering “evoluti”. Dunque, un crossover di pesante metal chittaristico (la formazione prevede, oltre alla cantante, due chitarristi ed un bassista) ricamato da interventi di suoni sintetici, dalla voce di Agata, a tratti molto “teatrale”, e da sporadiche rifiniture di strumenti inusuali per il genere come il sax soprano. L’immaginario del gruppo è molto cyber-industriale (a cominciare dalla cover art per passare ai titoli dei pezzi…): suoni pesanti uniti ad atmosfere sintetiche ed oscure. A seconda dei pezzi prevale l’uno o l’altro aspetto, in un lavoro ben fatto, ma forse un pò troppo livellato nella qualità della proposta. Manca, cioè, nonostante che canzoni come “Orbital” e “XIIX”, oppure “Crucified: act I” e “XII: Salem” siano forse sopra la media delle cose che ci è dato sentire in giro ultimamente, il pezzo forte e trainante che faccia imprimere Super Nova nella mente. Una cosa però mi ha colpito, forse a causa dell’età (…): mi sembra che in alcuni brani, il tipo di riff e la qualità del suono rimandino direttamente alle realtà pioneristiche del metal oscuro ed industriale proposto alla fine degli anni ’80/inizio degli anni ’90 da etichette come Earache e Peaceville. Parlo di Godflesh, di Pitch Shiffer,dei grandi Nocturnus (!),dei Bolth Thrower (!!) e dei primi Ultraviolence: ora, non so se questa scelta è cosciente oppure casuale, ma di certo contribuisce a farmi segnare un punto a favore dei Desdemona, anche se non hanno firmato l’album di musica oscura del secolo.

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