Elijah's Mantle: The breath of Lazarus

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Ver Sacrum Correva l’anno 1993 quando, in una radio che all’epoca si lanciava in territori molto interessanti, sentii per la prima volta un brano del progetto Elijah’s Mantle. La musica che Mark Ellis compone per il suo progetto è caratterizzata da un forte afflato mistico-liturgico e suoni molto classicheggianti ma al contempo scuri e cupi: strutture sonore semplici vengono ripetute e sovrapposte, riportando alla mente il concetto del mantra legato alla cultura indiana; la voce baritonale di Ellis si sposa perfettamente alle strutture di sottofondo: il riferimento musicale più vicino potrebbe essere, forse, il minimalismo del Philip Glass di Akhnaten, ma meno sinfonico e più oscuro. Questo CD non rappresenta il nuovo lavoro del gruppo, bensì quanto di più simile ad un lavoro di remix possano produrre gli Elijah’s Mantle: quattro lunghi brani (tutti oltre i dieci minuti, denominati semplicemente “Track #1”, “Track #2”, “Track #3” e “Track #4”) generati a partire da frammenti presenti su vecchi album: ci si può quindi sbizzarrire a riconoscere la provenienza dei frammenti, rendendosi conto che nella traccia 1 il pattern ritmico di “Es el diablo” fa da base alle voci tratte da “Sorrowful shores of Acheron”; oppure che la seconda traccia nasce da “Sanctus”, il cui testo viene messo in loop sopra una base drum’n’bass, e così via. La domanda da porsi a questo punto è: la miscela così generata funziona? A mio modesto parere non sempre: l’arte alchemica di miscelare sonorità classiche o antiche a ritmi elettronici moderni è un’arte difficile, e sono pochi coloro che, come i Qntal, riescono bene nell’opera, riuscendo a miscelare suoni così distanti in maniera armonica, non creando l’impressione di una forzatura non necessaria. La musica degli Elijah’s Mantle rimane comunque notevole, ma l’impressione che ho ascoltando queste quattro tracce è che il gruppo non sia riuscito a dare al proprio suono quell’omogeneità di cui ci sarebbe bisogno. Non consiglierei questo disco per un primo approccio alla musica di Elijah’s Mantle (piuttosto vale la pena scegliere a caso uno dei loro primi tre lavori), ma solo a chi, come me, ama molto questo gruppo e vuole ascoltarli anche in questa particolare versione.

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