L' Ame Immortelle: Als die Liebe Starb

0
Condividi:

Ver Sacrum Era stato preannunciato come il disco della svolta il nuovo album dei L’Ame Immortelle, e sin dall’inizio mantiene le promesse ( o le minacce ?). Per la prima volta un loro disco non si apre con un brano strumentale ; “21 Februar” è un pezzo piuttosto singolare, quasi rumorista in alcuni passaggi, con la voce maschile in secondo piano che piu’ che cantare sembra recitare, poi irrompe una lacerante chitarra elettrica che ritroveremo in praticamente tutti i brani del cd. Un disco meno “elettro” e piu’ rock dei precedenti, con chitarre e strumenti ad arco in primo piano ed i sintetizzatori relegati in secondo piano; è vero che l’impiego di tali strumenti non è novità assoluta per la band austriaca, ma mai prima d’ora ciò era avvenuto in maniera così massiccia e francamente “sgraziata”. Piu’ che essersi giovati dell’ausilio di un produttore di tutto rispetto come John A. Rivers (gia’ collaboratore di alcuni grandi bands come Dead Can Dance), i L’Ame Immortelle sembrano pagare pesantemente l’abbandono di Hannes Medwenitsch (che firma ancora un paio di brani su questo disco); canzoni abbastanza mediocri con testi risibili (siamo quasi ai livelli dei Blutengel, con la differenza che loro mi sembrano auto-ironici, mentre Thomas e Sonja ci credono…….). Torniamo ad esaminare i brani; “Tiefster winter”, seconda traccia del disco, sembra riproporci i migliori L’Ame Immortelle dopo la spiazzante prima traccia. Il brano, già apparso come singolo, è una delle migliori canzoni mai composte dalla band austriaca ed alla fine risulterà la migliore dell’intero disco; sicuramente è una delle piu’ fedeli al loro stile, l’apporto della chitarra elettrica è garbato, la melodia è gradevole e ballabile. “Have I ever” è una canzone d’amore cantata da Sonja e Thomas (questa volta con voce “naturale”); chitarra elettrica in primo piano, arrangiamenti rock e cori “sanremesi”….. mah……. Il pianoforte ci introduce alla traccia n.4 “Letting go”, brano lento e malinconico che esalta la bella voce di Sonja (su di lei niente da dire, piu’ passano i dischi, piu’ migliora). Il brano è estremamente soft e si rifà alla tradizione dei brani lenti dei L’Ame Immortelle (discorso analogo per l’ultima traccia del disco “Disharmony”) subendo anche l’influenza del progetto solista di Sonja, “Persephone”. Siamo ad “Aus den Ruinen”, uno dei momenti piu’ deboli del disco; introdotta da Sonja con cadenze lente e melodiche , accelera repentinamente nel refrain dove subentra Thomas con una sorta di rap – sciogli lingua in tedesco, supportato da insopportabili riff di chitarra elettrica. “Certainty”, “Lake of tears” e “Betrayal” sono tre brani discreti non destinati ad entrare nell’ Olimpo delle composizioni dei L’Ame Immortelle, ma in questo disco fanno la loro discreta figura; piu’ melodiche ed orchestrali (in evidenza gli archi su “Lake of tears”) le prime due, maggiormente “pop” la terza con un refrain accattivante. “In tod vereint” è uno dei brani di punta del disco, nel senso che si ama o si odia, non lascia certo indifferenti, e simboleggia bene ( o male, fate voi) le innovazioni musicali di cui abbiamo già parlato; veloce ed aggressiva, decisamente rockeggiante, chitarra, batteria ed archi a supportare Sonja e Thomas, un refrain che pur nella sua banalità rimane indubbiamente in testa sin dal primo ascolto, l’ultimo assalto sonoro prima della conclusiva, rilassata e rilassante “Disharmony”. Alla fine chi segue i L’Ame Immortelle sin dal primo album come il sottoscritto non può che restare spiazzato e fondamentalmente deluso, certamente non è tutto da buttare, ma questo “Als die liebe starb” è sicuramente il loro disco meno convincente.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.