Lycia: Tripping back into the broken days

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Ver Sacrum La storia recente dei Lycia è stata molto travagliata, a causa di molti motivi: diversi scioglimenti e riunioni, lunghi periodi di malattia di Mike VanPorfleet, defezioni e ritorni hanno fatto sì che tra il precedente Estrella e questo nuovo lavoro, siano passati più o meno cinque anni e devo dire che la mancanza, pur addolcita dall’uscita delle due compilation, si è sentita. Questo lavoro, registrato quasi in segreto nel corso di circa un anno, era stato inizialmente scritto per un progetto parallelo chiamato Estraya, ma la decisione finale è stata quella di pubblicarlo sotto il nome di Lycia, di fatto ridotti ai soli Mike e Tara VanPorfleet. L’impressione è che il periodo di travaglio si senta nella musica dei Lycia, che subisce un cambiamento rispetto al passato: l’atmosfera è infatti molto più “bucolica” (passatemi il termine), con una forte prevalenza di suoni acustici; le atmosfere scure, fumose e intossicanti che erano proprie del gruppo nel suo periodo aureo, penso a Ionia e The day in the stark corner, sono spesso sostituite da atmosfere più solari e rarefatte, una sorta di ricerca in direzione del folk nordamericano; non mancano comunque episodi più atmosferici, come “The last winter” o “Vacant winter Day”, che mi hanno riportato indietro nel tempo. Se da una parte, malgrado i cambiamenti nel loro suono, i Lycia sono riusciti a mantenere la loro personalità, dall’altro questa appare un po’ appannata rispetto al passato e Tripping back into the broken days, pur rimanendo un bel disco il cui acquisto mi sento tranquillamente di consigliare agli amanti dei Lycia, risulta essere un po’ disomogeneo e di una bellezza meno “pura” rispetto a molti dei lavori del loro passato.

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