Paralysed Age: Into the Ice

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Ver Sacrum Puro gothic rock dalla Germania con i Paralysed Age. E questo per me, come forse si sarà capito, è un ottimo biglietto da visita. Ma… c’è un ma… Intendiamoci, il cd non è proprio brutto intriso com’è di estetica sisteriana solo leggermente appesantita da un tappeto di chitarre metalliche che fanno a volte pensare ai Nosferatu, ma soprattutto a certa tradizione teutonica. Il guaio è che l’insieme del lavoro risulta eccessivamente livellato verso inesorabili toni medi che danno a volte il senso di un’imbolsita routine. Accanto a pezzi ben riusciti come la title track, “My sweetest return” (che vede al violino Rachel dei notevoli Cruxshadows), “Your coldest smile” o la atmosferica “Dunes” (molto à la Nephilim…) ne troviamo altri francamente bruttarelli come “Berenice”, “Get faster, reach devil” o l’opaco lento “Waiting for you”. Ma la palma del kitsch i Paralysed Age ce la offrono con il pezzo numero 6: si tratta di una cover (peggiore dell’originale) della mitica “Self Control”, pezzo scult della discomusic italica degli anni ’80 (di Raf, mi pare ma potrei sbagliare e chiedo venia)! Da ascoltare, senza impegno, magari -per chi ce l’ha- in macchina.

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