Sopor Aeternus: Es reiten die Toten so schnell

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Ver Sacrum Un gradito ritorno !! Diciamo subito che Es reiten die toten so schnell ci restituisce Sopor Aeternus ai livelli d’eccellenza dei primi dischi. Il precedente Songs from the inverted womb aveva lasciato perplessi parecchi fans di Anna Varney, la quale (o il quale ??) sembrava ormai giocare un copione prevedibile e privo degli spunti geniali che avevano contraddistinto l’inizio della sua discografia. La campagna promozionale che annunciava la disponibilita’ di Es reiten… in una versione limitata a 666 copie numerate (complimenti per la scelta del numero…. che fantasia !!) corredata con improbabili gadgets quali ostie sconsacrate e terra di camposanto “originale”, non faceva altro che aumentare le perplessita’ e i timori che anche questo oscurissimo progetto musicale fosse ormai scaduto a livelli piuttosto bassi. Fortunatamente la musica ha messo a tacere ogni dubbio. Il livello delle composizioni e’ altissimo; in un tripudio di strumenti a fiato ed archi, Anna Varney ci conduce in un viaggio nel suo mondo catacombale che alterna frenetiche sarabande pagane a momenti grevi e sommessi. Organi, campane, l’alternanza delle voci di Anna Varney (ora “maschile” ora in “falsetto satanico”) ci introducono in un’opera barocca imperniata sulla figura del Vampiro (il sottotitolo del cd e’ “The Vampyre sucking at his own vein”) che si va collocare sicuramente nelle vette della produzione dell’ensamble teutonico. Molti sono i brani degni di nota : “Dead Souls” e’ quello piu’ immediato, che si potrebbe aggiungere a quei (pochi) brani di Sopor Aeternus che talvolta vengono proposti in discoteca; “The dreadful mirror”, “Stake of my soul”, “Baptisma” e “Sopor Fratrem Mortis Est” sono solo alcune delle gemme di questo disco. Da notare inoltre la presenza di una nuova versione di “Birth – Fiendish Figuration” , brano gia’ apparso sull’ ottimo The inexperienced spiral traveller, quasi a voler sottolinare un ritorno di Sopor Aeternus alle origini. Gli unici momenti sotto tono dell’opera li troviamo nelle brevi e poco significative “Infant” e “Uber den fluss”, ma la conclusiva “Dark delight” e’ il colpo di coda che sancisce (se ancora le tracce precedenti non fossero bastate) l’assoluto valore di questo disco. Nota finale per l’artwork del disco, curato dall’artista tedesco Joachim Luetke: per avere un quadro completo delle sue opere vi consiglio di visitare il sito internet www.luetke.com

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