The Head Stops: Half Asleep

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Dopo il più che positivo mini Overjoyed Ne’er-Do-Well (al quale già dedicammo giusto spazio), tornano i piemontesi The Head Stops, presentandoci la loro prima prova sulla lunga durata. I più che positivi responsi allora espressi vengono confermati appieno da Half Asleep, lavoro maturo e multiforme che segna l’ulteriore, straordinaria evoluzione di questo gruppo. Dopo l’intro rumoristico/sperimentale titolata “Entrance: Dawns” è il contesto assolutamente oscuro di “Another clumsy song” ad affascinare grazie all’espressivo cantato di Alessio Casalini. Segue la gothicissima “Crawling”, scandita dalla marziale drum-machine e da incisive tastiere. L’incipit di “Lazy little girl” è ancora di marca chiaramente industrial/horrorifica, ma il seguito ci sorprende, col suo ritmo serratissimo. Brano dall’andamento schizoide, si blocca per poi riprendere, lasciando spazio ad una chitarra rimembrante i fasti del dark-sound ottantiano. Finale tronco, ennesima meraviglia di un pezzo efficacissimo. Il lettore si fissa così su “Memories bang into mirrors”, ragionata song dominata da basso e batteria. La chitarra non si fa attendere, donando alla canzone un vago sapore sisteriano, poi è il flauto, stromento fatato, a sconvolgere una trama altrimenti classica. Ma le sorprese non si esauriscono a questo punto… “(She is in) The garden” è divisa in due parti, la prima, “(She is in)”, tanto oscura quanto essenziale; la seconda, “The garden”, resa melancolica dal sommesso pianto del violino e del violoncello (due, per la precisione). “The morning sun”, quasi dark-metal, musica tenebrore ed incubo, rielaborando con competenza la lezione dei grandi maestri Bauhaus, scivolando lenta verso l’oblio come il gocciolar del sangue da una ferita. L’outro “Exit: Lovers” chiude Half Asleep, lavoro fresco ed originale, impreziosito da performances di assoluto rilievo. Una band geniale (non è mutato l’organico, salvo l’apporto di ospiti), capace di osare, di amalgamare opportunamente le proprie influenze, di mixare con intelligenza elettronica e strumentazione classica. Un coacervo di stili solo apparentemente diversi, nella realtà, grazie ad una non comune capacità di scrittura e ad un’interpretazione maiuscola, fusi a creare un tutt’uno, uno stile personale e riconoscibile. Half Asleep è indiscutibilmente uno dei dischi più intriganti che mai abbia avuto la ventura di ascoltare.

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