The Legendary Pink Dots: All the king's horses

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Ver Sacrum Seguire il ritmo frenetico delle produzioni di Edward Ka-Spel è molto difficile. Tra i dischi solisti, quelli di progetti paralleli e quelli dei Legendary Pink Dots, credo che la sua discografia sia seconda (ma ho dei dubbi che lo sia veramente) a quella di ben pochi gruppi e musicisti: stiamo parlando di oltre un centinaio di lavori tra CD, singoli, EP, CD-R, cassette e live ufficiali o semiufficiali. Muoversi in una tale messe di materiale non è semplice, ed è anche complicato rendersi conto dell’andamento della qualità dei loro lavori; certo è che i marchi di fabbrica del progetto, che non sono mai mancati nei loro dischi, sono presenti al gran completo anche in questo nuovo lavoro, che è uscito (più o meno) insieme al suo “gemello” intitolato All the king’s men: la voce e il modo inconfondibile di usarla di Ka-Spel, la profonda malinconia che amalgama il suono, l’uso di semplici pattern di tastiere alternato all’uso di campionamenti di tipo industrial (“It’s the real thing”, “A bargain at twice the price”), le suite elettroniche (“Just wave”) e tutto ciò che ha caratterizzato il suono del gruppo negli anni. A tutto questo si aggiungono un vago sentore jazz, dovuto forse all’uso non infrequente del sax (“Chain surfing”, “Birdie”), e un gusto delicato per la ballata acustica e malinconica (“Our dominion”, “It’s the real thing”). Il brano finale sembra chiudere l’album con un amalgama di tutte queste caratteristiche. Il tema ispiratore dei due dischi gemelli è stato un po’ abusato nell’ultimo anno e mezzo (ovviamente si tratta dell’attentato alle torri gemelle di New York), ma in questo caso ha ispirato un gran bel disco: non credo si tratti del miglior lavoro dei Legendary Pink Dots ma, dopo la parziale delusione dell’ultimo loro CD che conosco ossia Nemesis online, devo dire che siamo tornati su livelli interessanti.

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