Agalloch: The mantle

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È davvero impossibile non rimanere colpiti da questo nuovo lavoro degli Agalloch, trio originario di Portland (Oregon) che ha all’attivo la pubblicazione dell’album Pale folklore, uscito nel 1999, e del mcd Of stone, wind and pillor (del 2001). Il nuovo The mantle è un cd di grande impatto, caratterizzato da atmosfere oscure e sognanti e da bellissime melodie che catturano subito l’attenzione ed emozionano profondamente. Erano anni che non ascoltavo una band capace di accostare in un modo così particolare i suoni “delicati” a quelli più potenti, riuscendo sempre a produrre musica estremamente raffinata ed elegante (anche nei casi in cui le vocals sono quelle ruvide e brutali tipiche del death!). Pensate a un gruppo che è riuscito a unire ciò che suonavano gli Ulver nei loro primi due dischi con le sonorità alla Katatonia e il folk apocalittico: beh se riuscite a farlo allora avrete un’idea di cosa ci viene proposto dagli Agalloch in questo disco. Il loro folk dark metal è di altissima qualità, e aggiungerei anche che questo è uno di quei rari casi in cui un album della durata di quasi settanta minuti non riesce a venire a noia neanche per un singolo istante! I brani sono in media molto lunghi (il cd ne contiene solo nove) ma sono così vari e ben fatti che si fanno apprezzare dall’inizio alla fine, vedi lo stupendo strumentale “The hawthorne passage” oppure l’oscura e decadente “…And the great cold death of earth”, che ricorda da vicino i Death in June (anche se in questo caso il sound è molto più corposo e complesso rispetto a quello proposto dalla band di Douglas Pearce). Si rimane davvero affascinati dalle atmosfere decadenti e dalla ricercatezza di certe soluzioni sonore presenti in The mantle: questo disco è una “pietra rara”, e come tale merita di essere apprezzato in tutte le sue molteplici sfaccettature! Non perdetevelo!

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