Cradle of Filth: Damnation and a day

0
Condividi:

Ver Sacrum I Cradle of Filth sono da sempre i portabandiera del black metal sinfonico: nessuna band ha mai eguagliato il loro successo (con l’eccezione forse dei Dimmu Borgir?) ed è stato così fin dagli esordi, cioè da quando uscì il bellissimo The principle of evil made flesh, album che all’epoca (era il 1994) proponeva un suono assolutamente nuovo e originale, nel quale si fondevano elementi molto diversi come il metal estremo e la musica sinfonica. Da allora sono accadute molte cose: il fenomeno black metal è esploso a livello commerciale, ha avuto il suo picco massimo alcuni anni fa e attualmente si trova in fase calante, però i COF sono ancora sulla breccia e con questo nuovo Damnation and a day sono addirittura approdati al contratto con una grande etichetta come la Sony Music. A scanso di equivoci dirò subito che la band non ha assolutamente alleggerito il proprio sound dopo questo passaggio di label, anzi il disco suona più aggressivo che mai, tanto che ci sono addirittura alcuni episodi in cui la componente atmosferico/sinfonica non è poi così preponderante (vedi ad esempio “An enemy led the tempest” o “Serpent tongue”). In generale i settantasette minuti di musica presenti in questo cd ci mostrano un gruppo in gran forma, che dopo qualche prova discografica non propriamente azzeccata si ripropone con ben diciassette pezzi davvero ben composti e ben suonati, che fortunatamente non appaiono “pretenziosi” e anzi si lasciano ascoltare molto piacevolmente. In particolare ho apprezzato la volontà dimostrata da Dani e compagni nel ricercare soluzioni sonore diverse da quelle utilizzate in precedenza, infatti al sound eccessivamente pomposo delle ultime release si è sostituito quello più complesso e vario che caratterizza un po’ tutte le composizioni di Damnation and a day, eccezion fatta per gli strumentali “The mordant liquor of tears”, “Damned in any language” e “A scarlet witch lit the season”, che ovviamente rappresentano un caso un po’ particolare rispetto al resto del disco. Nell’insieme direi che i Cradles stavolta sono davvero riusciti a stupire anche chi, come me, li considerava un gruppo ormai troppo legato a clichés musicali che, pur essendo stati vincenti in passato, a lungo andare si erano rivelati terribilmente noiosi. Un gruppo da rivalutare quindi, che ci ha dimostrato di essere ancora in grado di reinterpretare in modo molto personale un genere ormai più che “stagionato” come il black metal.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.