The Gray Fields Recordings: Sing 99 and 90

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Lavoro non semplice, quello di recensire il CD in oggetto: infatti è praticamente impossibile catalogarlo e l’unica etichetta che mi sentirei di associargli è quella di “avanguardia”, che di fatto è più una dichiarazione d’intenti che una vera e propria catalogazione. The gray field recordings è il progetto di R. Loftiss, una “figlia d’arte” dell’Oklahoma influenzata, a suo dire, dalla musica folk che suonava il nonno e dalle sperimentazioni sonore del padre: il lavoro è caratterizzato da forme musicali molto diverse tra loro, sebbene siano tutte in ambito sperimentale. Si inizia quindi con “Every earthly pendulum”, lungo esperimento in stile power noise in cui drones e suoni distorti si alternano a cacofonie di vario genere; segue la brevissima “Vls Od Q Cocasb”, in cui a canti corali polifonici si sovrappongono suoni d’organetto e voci campionate; “Destroyed” inizia aggressiva, con suoni elettronici taglienti e distorti, voci campionate dense di echi e mandate in loop: uno dei momenti più interessanti del CD; splendida anche la successiva “Inexhaustible Caricatures Of Beauty”, in cui strumenti ad arco dal suono che ricorda molto da vicino le più malinconiche digressioni di Blaine L. Reininger giocano tra loro e con un flauto in sordina, secondo strutture quasi melodiche; “Coldspace” inizia sottile, miscelando suoni elettronici a quelli che sembrerebbero ottoni e legni distorti (trombe, tromboni e forse un fagotto?), per finire con il campionamento di una risata di bambola sovrapposto a rumori angoscianti; con “Green-going” si raggiunge forse la vetta espressiva di questo interessantissimo album: compaiono nuovamente gli archi dal suono meraviglioso che, seguendo strutture più libere e sommandosi al suono di oggetti lignei percossi, creano un brano splendido che mi ha fatto pensare, in qualche strano modo, ad una versione acustica di un brano di “Worship The Glitch” dei Coil; in “Songs unsung”, fanno la loro comparsa delle chitarre acustiche su cui R. Loftiss recita sospirando, suona il flauto e sovrappone suoni e rumori: questo brano potrebbe tranquillaente comparire in uno dei dischi migliori dei Current 93; con “Wait in silence” si torna ad atmosfere più scure e claustrofbiche, in cui le dissonanze riprendono il loro posto alla base del suono e su di esse la voce recitante, i frammenti corali e i rumori più disparati (oggetti percossi, sospiri) si appoggiano; a chiudere il CD, “Swan’s lake” ruota intorno a un asse costituito da un carrillon a cui si sommano taglienti variazioni sul tema. Un progetto estremamente interessante, questo, e un CD che mi sento di consigliare a chiunque apprezzi le sonorità sperimentali e dissonanti; anche il formato in cui mi è arrivato è decisamente bello: una semplice confezione in cartone chiusa da un filo di cotone rosso tenuto fermo da un sigillo di ceralacca nera. Se vi interessa avere un’idea della musica di questo progetto, alcuni dei loro brani (praticamente tutto il loro precedente lavoro) possono essere scaricati dai siti Iuma.com e mp3.com

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