Bardoseneticcube: The Other Heaven

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Ver Sacrum Non posso negare che il nome di questo progetto mi era ignoto fino a pochi giorni fa, mentre ho scoperto che aveva già prodotto un album per Athanor, almeno un singolo su Drone records e numerosi CD-R autoprodotti. Si tratta di un artista russo piuttosto misterioso, infatti ben poco è dato sapere su di lui e le note di copertina sono molto povere, a partire dall’assenza dei titoli dei brani; unico punto di contatto tra l’artista e l’ascoltatore è un indirizzo di posta elettronica. La musica che propone è associabile alle sonorità dark ambient, ma rimane abbastanza distante dai lidi lugubri e privi di luce di casa Cold Meat; in alcuni casi si avvertono, nemmeno troppo distanti, uno spiraglio di luce e un soffio d’aria rovente che raramente sono presenti in questo genere musicale. In effetti, si tratta di un lavoro abbastanza originale che si rifà, nell’ambientazione e nella scelta delle sorgenti sonore, tanto alle sonorità dell’ambient quanto a quelle care ai gruppi storici della scena industriale: i suoni gravi e profondi drones non sono onnipresenti nelle sette lunghe suite, pur avendo in alcuni brani un’importanza notevole; ai ritmi marziali dei timpani si alterna spesso un incedere lentissimo e inesorabile; gli oggetti percossi sembrano spaziare dalle campane, che ricordano i campanacci orientali più che le campane a morto di molte produzioni di questo genere, alle lastre di metallo fino a strani oggetti rituali; rumorosi venti elettronici soffiano con violenza sulle architetture sonore fino a sgretolarle e ricoprirle di sabbia. Nel complesso penso che si tratti di un buon disco, che riesce a distaccarsi dalla media delle ultime produzioni in quest’ambito che, negli ultimi tempi, sta forse soffrendo un fenomeno di sovraffollamento e di calo di ispirazione.

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