Metamatik 2003

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Che il Metamatik 2003 sia stato un “evento” importante nella comunità goth-electro-etc. non vi sono dubbi e Ver Sacrum non poteva certo mancare. Eccovi quindi un piccolo reportage della serata scritto a quattro mani da Candyman e Christian Dex (vi invitiamo per gioco a scoprire “chi-ha-scritto-cosa”…). Sperando di essere riusciti a catturare degnamente le “buone vibrazioni” del festival vi auguriamo una buona lettura!

Intro

Pubblico al Metamatik

Pubblico al Metamatik 2003 (foto di Marco Wertham)

Seconda edizione del Metamatik, l’unico evento degno di fregiarsi del titolo di “festival” sul suolo italico, visto il numero di bands che ospita; quest’anno poi si raddoppia, visto che già il venerdì si esibiranno due gruppi, per giungere poi al “clou” di sabato con 5 bands, in rappresentanza di vari generi musicali per soddisfare (impresa quasi impossibile) il più vasto numero di spettatori possibile, dal gotico all’elettronico al neo-folk.
Il nostro commento sulla giornata di venerdì deve essere forzatamente breve e superficiale, in quanto non c’eravamo e perciò possiamo basarci solo sui commenti (per altro discordanti) di chi c’era. Senza quindi alcun giudizio di merito, limitiamoci a ricordare che il Metamatik 2003 è stato inaugurato da Sonar, il side project di Dirk Ivens, per l’occasione coadiuvato da Monolith; un progetto di dura musica industrial senza compromessi, che, seppur penalizzato da un paio di black-out elettrici, ha saputo esaltare gli amanti del genere.
La seconda performance della serata è affidata a Wakeford & Howden che, per la delusione di alcuni, non hanno proposto alcun brano dei Sol Invictus, ma esclusivamente materiale tratto dal loro cd di imminente pubblicazione. Ho sentito curiose descrizioni riguardo lo strano basso suonato da Tony Wakeford, peccato non averlo visto… Per quanto riguarda il concerto, c’è stato descritto come un po’ noiosetto, ma forse su chi si è espresso in tal senso pesa la delusione per non aver ascoltato brani dei Sol Invictus.

Sabato 28 giugno

Sieben

Sieben (foto di Marco Wertham)

Ma veniamo a sabato, e diveniamo quindi “testimoni oculari” del festival. La prima impressione sul locale è subito buona; esternamente ricorda il Werk II di Lipsia o lo Spielboden di Dorbirn (dove si tiene ogni anno il Judgement Day Festival), anche dentro è bello, non grandissimo ma confortevole, un bel palco, buoni impianti audio e luci (i bagni sono puliti, particolare tutt’altro che secondario e raro da trovare): tutto ok quindi.

Quando entriamo, Matt Howden, alias Sieben, ha appena iniziato a suonare; è sul palco da solo, col suo fidato violino e si accompagna con basi pre-registate. E’ la prima volta che assisto ad un suo concerto e devo ammettere che non ho mai nemmeno ascoltato i suoi cd, ma l’impatto che ho è subito buono e viene confermato brano dopo brano. Indubbiamente l’essere da solo sul palco lo costringe ad un’esibizione forzatamente statica, ma ciò non lo penalizza, proprio in virtu’ del buon livello delle composizioni, che sarebbe semplicistico inserire nel carrozzone del neo-folk; ciò che conta è che si tratta di buona musica, dominata dal suono di uno strumento (il violino) che il sottoscritto apprezza in modo particolare. Anche il pubblico è sintonizzato su questa lunghezza d’onda ed ogni brano viene tributato da applausi convinti. Nel repertorio della serata (a quanto mi viene detto) sono stati inseriti sia brani dai tre cd sinora pubblicati da Sieben ed anche alcuni brani dal nuovo disco, Sex and Wild Flowers in uscita in autunno (grazie ad Alex Daniele di Ascension Magazine per le informazioni).

La battuta più bella ascoltata a questo festival l’ha fatta Fabio di Firenze a proposito del gruppo tedesco dei Bloody Dead and Sexy: “Bloody Dead? Forse sì, ma Sexy no di certo!!!” E come dargli torto, dopo aver visto questo improbabile quartetto calcare il palco del Metamatik? Le foto qui riportate possono dare un’idea di quanto abbiamo visto: il chitarrista, secco allampanato, con lunga chioma sciolta e barbetta portava molto ironicamente in capo una corona di spine (sì, sembrava proprio Gesù). Il batterista era un bestione calvo, una specie di versione giovane di Tony Wakeford, solo molto più grasso. Il bassista, anche lui con una bella faccia da teutonico un filino sovrappeso, indossava una vezzosissima gonnellina. Ma il massimo era il cantante: faccia truccata di lustrini, capelli con trecce alla Pippi calzelunghe versione tossica, camicia bianca e cravatta, e gambe (anche lui bello in carne) coperte da calze tutte stracciate e con le mutande, e relativo “pacco”, a vista. Insomma, uno spettacolo davvero!

Bloody Dead and Sexy

Bloody Dead and Sexy (foto di Marco Wertham)

Musicalmente il gruppo ripropone una versione annacquata del Death Rock prima maniera, talmente pedissequa che nel colmo dell’eccitazione uno dei presenti ha gridato al cantante “Bravo Rozz!”. In effetti i Bloody Dead and Sexy danno l’impressione di aver ascoltato a lungo e con attenzione Only theatre of PainDeathwish. La cosa che mi ha veramente più sorpreso è stata vedere l’entusiasmo, sincero ed appassionato, che il gruppo ha scatenato fra i presenti! L’accoglienza del pubblico è stata caldissima e questo sinceramente non me l’aspettavo perché, sì la musica del gruppo si lascia ascoltare, ma certo non è proprio niente di che. Boh, forse sono io che sto diventando troppo vecchio ma rimango del parere che questo sia stato il concerto più deludente del festival.

Meno male che poi è arrivato Dirk Ivens con il suo tostissimo progetto Dive. La performance è stata davvero eccellente! Un uomo da solo, con tutte basi registrate, è riuscito lo stesso a catturare l’attenzione dei presenti e a magnetizzare il loro sguardo verso il palco. Un artista dal carisma e dalla presenza scenica incredibile: è stato un concerto vero, sebbene alla fine tutta la parte musicale fosse preregistrata sulle basi. Nonostante questo c’è una differenza abissale tra l’ascoltare i CD dei Dive (che peraltro adoro) sullo stereo di casa e assistere a quella bestia istrionica che è Dirk Ivens in concerto; e forse è proprio questa, in sintesi, la chiave per giudicare la qualità di una band dal vivo.

Dopo un’altrettanto ottima performance il giorno prima come Sonar, Ivens ha riproposto i brani più pesanti e ballabili di Dive: niente concessione a momenti sperimentali, solo uno show potente tra power-electronics, hard-trance ed electro dura e oscura. Mentre dalle casse uscivano dei martellanti, ipnotici e aspri suoni Ivens gridava, cantava, declamava contorcendosi sul palco come una bestia in gabbia. Continuando nella sfortuna del giorno prima Ivens ha avuto un brano interrotto da un black-out, caso unico nell’ambito dell’intera serata: peccato, perché al ritorno sul palco era chiaro che almeno nella sua testa il concerto era ormai finito. Una grandissima performance!

Dive

Dive (foto di Marco Wertham)

Come non aprire ora un piccolo siparietto sulla “fauna umana” del Festival? Innanzitutto ci piacciono queste occasioni perché sono dei veri eventi mondani, in cui puoi ritrovare amici sparsi per tutta la penisola e con cui ci si vede veramente di rado. Non mancava anche qualche “v.i.p.” della scena (a parte i sottoscritti si intende!!!) tra cui Romina, ex-Antinomia ed ex-Estasia. A proposito di lei, siamo riusciti a sapere che forse il secondo disco degli Estasia, la cui uscita venne bloccata dallo split della band e successivamente dalla chiusura della loro etichetta, potrebbe vedere la luce il prossimo autunno. Sempre per quel periodo dovrebbe uscire qualcosa del nuovo progetto musicale di Romina, realizzato in collaborazione con un ex-Templebeat.
Con piacere abbiamo poi scambiato quattro chiacchiere con Michele Piccolo degli Ordeal by Fire (nonché ex-vocalist dei disciolti Burning Gates) che speriamo di vedere presto dal vivo col suo nuovo gruppo.
Altre chiacchiere si sono scambiate con Banthier, dopo i doverosi complimenti per l’ottimo CD d’esordio Randome.
Manuel dei Camerata Mediolanense ci ha fatto dono di uno splendido “bootleg ufficiale” del progetto parallelo Camerata Sforzesca (che recensiremo sul sito alla fine del mese di luglio) e ci ha annunciato che per la terza parte del concept sulla Divina Commedia (di cui sono usciti finora i primi due 7″) dovremo ancora aspettare un po’ di tempo.
Marco Deplano, alias Wertham, ci ha donato momenti di caustico buon umore nonché illuminanti e sagaci commenti, su fatti musicali ma non solo (per non parlare delle foto che corredano questo speciale!).
Last but not least ci siamo fatti autografare il nuovo album del Teatro Satanico (album nel senso di “vinile”, rosso per di più!) da Devis G. in persona e la sua dedica non poteva che essere “Sataniche Benedizioni et Oscula”!

E arriva il momento delle leggende, i Red Lorry Yellow Lorry da Leeds. Il gruppo si presenta come terzetto e comincia subito in modo molto professionale, forse solo un tantino un po’ freddo (d’altra parte non è che gli artisti inglesi siano di solito noti per il calore umano). Nessuna concessione al look se non per delle curiose camicie rosse in una delle quali svettava un ritratto di Stalin. Aspetto esteriore a parte, il gruppo ha dato vita ad una performance memorabile! E’ come se d’un tratto vent’anni non fossero mai passati ed erano tanti con età superiore ai trent’anni (quasi quaranta per alcuni) che pogavano sotto al palco alle note di grandi classici come “Talk about the weather”, “Generation”, “Nothing Wrong”, “Shout at the sky” o “Walking on your hands”.

Ad essere sinceri se il gruppo ha dimostrato una notevole vitalità è la loro musica che forse è un po’ invecchiata. E’ apparso evidente come quei suoni, quegli arrangiamenti e quel modo di suonare è rimasto legato fortemente agli anni ’80, e riascoltati ora appaiano un po’ passati. D’altra parte i Red Lorry erano un gruppo “minore” nella straordinaria stagione del Dark inglese, grandi sì ma non ai livelli di Sisters, Cure, Siouxsie, Bauhaus, Nephilim e via discorrendo. Anche allora la loro musica era molto piacevole ma un po’ troppo uniforme, caratteristica che ovviamente è apparsa evidente in questo show. Azzardando un paragone di bassa lega, il gruppo sembra una grandissima squadra di serie B, magari di provincia, di quelle che comunque sanno scatenare un tifo appassionato e sincero: dei grandissimi cadetti!

Red Lorry Yellow Lorry

Red Lorry Yellow Lorry (foto di Simone Valcauda)

Al di là dei clinici commenti da critico il concerto è stato molto divertente e appassionante (giuro che all’attacco di “Talk about the weather” mi stavo per commuovere…): il gruppo ha presentato pezzi storici accanto a cose un po’ meno note (sinceramente non saprei dire se si tratta di nuovi pezzi o di qualcosa ripescato in qualche episodio meno conosciuto del loro repertorio). Il pubblico, come si diceva, ha apprezzato moltissimo e ha seguito la performance, saltando, ballando e cantando per tutto il tempo. I Red Lorry non hanno mai perso la loro flemma inglese ma era evidente che, sebbene rimanessero un po’ compassati, erano assai felici di questa calda accoglienza (ricordiamo che si è trattato del primo concerto fuori dal Regno Unito successivo alla loro reunion). Il pubblico li ha incitati talmente tanto che alla fine sono tornati sul palco per i bis per ben due volte. Davvero un ritorno alla grande. Un dubbio (speranza?) a questo punto mi sorge: quand’è che se si riformano di Danse Society???

Il gruppo chiamato a chiudere il Metamatik 2003 sono gli In Strict Confidence; la band tedesca approda stasera per la prima volta in Italia e si presenta sul palco con 4 elementi: il vocalist Dennis Ostermann è accompagnato da tastierista e (piccola sorpresa) batterista e chitarrista. La presenza di questi due strumentisti fa sì che il sound degli I.S.C. si arricchisca di nuove soluzioni (per altro già sperimentate in studio) ed i brani vengono proposti in arrangiamenti leggermente diversi dalle versioni su disco. Così facendo, gli I.S.C. si mettono sulla scia di altre band elettroniche (vedi Project Pitchfork e Apoptygma Berzerk) che già da tempo si presentano sul palco con strumentisti “veri” e non solo con tastiere… almeno qualcuno la finirà (forse) di dire che certi gruppi non sanno suonare!

Il concerto si apre con “Become an angel”, tratta dal loro primo cd, a cui segue la splendida “Prediction”, dal secondo album Face the fear (da questo disco verranno eseguite anche “Hidden thoughts” e, come bis finale, “Industrial Love”), quindi gli I.S.C. danno spazio a brani tratti dagli ultimi due cd, quelli che li hanno consacrati a livello mondiale; da Love Kills eseguono “Zauberschloss”, “Kiss your shadow” e “The truth inside of me”, mentre dall’ultimo Mistrust the Angels ci propongono “Herzattacke”, “Engelsstaub”, “Lost in the night” e “When the heart starts to bleed”. Scaletta da brividi, peccato solo che non si siano presentati con una corista, perché “Engelsstaub” senza il coro femminile perde un po’ e poi avrei voluto sentire dal vivo uno dei migliori brani dell’ultimo disco, “Au milieu des anges”… pazienza!

In Strict Confidence

In Strict Confidence (foto di Marco Wertham)

Il concerto è stato comunque più che buono, anche se il caldo ha penalizzato sia la band (Dennis mi è sembrato soffrirlo parecchio) che il pubblico, il quale si era drasticamente ridotto rispetto al precedente concerto dei Red Lorry Yellow Lorry: nelle prime file un manipolo di fedelissimi che ballava e cantava, mentre gli altri seguivano il concerto a distanza in maniera abbastanza distaccata. Questo mi è sembrato infastidire un po’ Dennis (anche se ogni brano è stato salutato da generosi applausi), che ha cercato più volte di scuotere il pubblico… Forse chi non li conosce bene si aspettava un gruppo più “immediato”, nel senso di una EBM-band più abile a far ballare, ma secondo me gli I.S.C. non sono assolutamente un gruppo EBM, il loro è elettro-dark (tra i migliori in circolazione), i loro brani sono più strutturati (a livello compositivo siamo al cospetto di una tra le migliori band dell’area elettronica) ballabili ma con un minore impatto live rispetto ad altre band.

Si chiude con loro il Metamatik 2003, un’edizione organizzata egregiamente, con validi gruppi in rappresentanza di tutte le sfaccettature dell’universo “dark”, un bel locale, etc… Tutto bene quindi? Per noi che c’eravamo e ci siamo divertiti sì, ma rimane il problema che certe manifestazioni attraggono ancora meno gente rispetto al potenziale della “scena”… ancora troppi preferiscono le parole ai fatti, le serate danzanti ai concerti. Nella speranza che qualcosa cambi, attendiamo il Metamatik 2004.

Un grazie speciale a Marco Wertham e Simone Valcauda per le foto del concerto!

Links:

In Strict Confidence – sito ufficiale

Red Lorry Yellow Lorry

Dive/Sonar – sito ufficiale

Bloody Dead and Sexy – sito ufficiale

Sieben – sito ufficiale

Tony Wakeford – sito ufficiale

Sekt-Id

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