Roma Europa Festival

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Claudia McDowell, Morgana's Kiss

Claudia McDowell, Morgana's Kiss (© Morgana's Kiss)

Per qualche motivo che ignoro, questa serata non è stata molto pubblicizzata e ne ho sentito parlare piuttosto poco; infatti mancano all’appuntamento diverse persone che mi sarei aspettato di vedere, forse anche perché sono state attratte fuori Roma dalla calura: in effetti la serata è rovente e, pur essendoci un clima stranamente secco per Roma, la sola temperatura è in grado di farsi sentire. Arrivo all’Init un po’ dopo rispetto agli orari dichiarati, aspettandomi la mezz’ora canonica di ritardo minimo: in realtà tale ritardo si dilata decisamente e, invece che alle 21:30, i concerti iniziano verso le undici.

Apre la serata un gruppo a me sconosciuto chiamato The Fever, sui quali sono in grado di dire ben poco: suonano, infatti, un tipo di musica di cui so dire abbastanza poco e che non è tra i miei preferiti. Una formazione piuttosto atipica (chitarra, batteria e tastiere) che mostra di avere influenze che vanno dai Radiohead al brit-pop alla psichedelia (interessante l’ultimo brano che mi ha riportato alla mente alcune cose dei Pink Floyd precedenti a The Dark Side of the Moon). Finito il concerto, esco di corsa a prendere un po’ d’aria, perché nel locale si respira a malapena: alla calura esterna si somma l’umidità tipica dei locali chiusi e pieni di gente.

Dopo qualche minuto di respiro, iniziano a suonare i Morgana’s Kiss; un paio d’anni fa li vidi aprire il concerto per i ben più famosi Lacuna Coil i quali, a mio parere, risultarono molto meno interessanti del gruppo spalla. La formazione è abbastanza rimaneggiata rispetto a quella dell’epoca, e forse il suono è un po’ meno aggressivo, ma i brani rimangono piuttosto interessanti; Claudia McDowell sembra essere più conscia delle proprie possibilità e l’aggiunta di una seconda voce ai cori aiuta il risultato complessivo. L’apporto sinfonico delle tastiere mi sembra più corposo di quanto fosse la volta scorsa, peccato che l’impianto avesse qualche problema e, soprattutto sulle note basse del pianoforte, il suono usciva sporco per le vibrazioni dei diffusori. L’esibizione dei Morgana’s Kiss è stata quella seguita dal pubblico più folto, pur non essendoci una vera e propria folla – il caldo era soffocante -. Malgrado ciò, nel complesso il concerto è stato piacevole.

Dopo una seconda pausa all’esterno per respirare, sale sul palco la rivelazione della serata: i Monzòn. Devo dire che c’era da parte mia una discreta attesa, perché si parlava di loro come “ex Gronge”, gruppo che dal vivo aveva un impatto visivo notevole. Nei Monzòn l’apparato teatrale dei Gronge non è presente, ma musicalmente colpiscono con la loro miscela di ritmi sincopati, basso dalle forti influenze jazz, fisarmonica che mescola suoni tradizionali a strutture innovative, splendida voce femminile che canta e recita: sotto diversi aspetti, si tratta realmente degli eredi dello storico gruppo romano. I testi colpiscono duro, e la sequenza “Storia breve” seguita da “Casa carnivora” è in grado di stendere anche i più insensibili: la prima è la cover di un brano di Umberto Palazzo che parla di frustrazione, rabbia repressa, errori di gioventù. La seconda, ancora più massacrante, parla di violenza domestica: il testo non si accontenta di colpire diretto alla bocca dello stomaco lasciando senza respiro, ma continua a percuotere, aiutato dal suono violento e aggressivo: frasi come “lame che sussurrano speranze ai nostri polsi” o “la cosa più dura è tornare a guardarlo senza mostrare paura” spingono a riflettere su quanto certe cose, così orribili che cerchiamo di nasconderle anche al nostro pensiero, siano frequenti. Il pubblico, calato molto rispetto al concerto precedente, segue interessato e sono diversi coloro i quali, come il sottoscritto, acquistano il loro CD-R al termine dell’esibizione. Concerto bellissimo e gruppo che merita di essere ascoltato e supportato.

Mouth of Indifference

Mouth of Indifference (© Mouth of Indifference)

Terza pausa e salgono sul palco i Mouth of Indifference, che vedo dal vivo per la terza volta: devo dire subito che il concerto di stasera mi ha colpito molto meno dei due precedenti, probabilmente anche a causa del fatto che l’amplificazione sembrava non essere adatta a questo tipo di suoni, che uscivano ovattati e poco efficaci: il loro stile è sempre prossimo ad una trance che, pur essendo fortemente ritmica, è molto meno “discotecara” di quanto lo sia la media dei gruppi dell’attuale scena EBM o, come va di moda chiamarla oggi, future pop. Nella speranza che l’impressione di calo di tensione nella loro musica sia solo da imputare all’impianto, non mi sento di lanciarmi in un giudizio più approfondito.

Finalmente, verso le due e mezzo, sale sul palco l’ultimo dei gruppi previsti: gli Spiritual Front. Un pubblico ormai molto ridotto e stremato dal caldo segue l’esibizione del gruppo romano, che si presenta sul palco con una divisa costituita da pantaloni e camicia rossi con cravatta nera. A causa di strane congiunzioni astral-lavorative, fino ad oggi non ero mai riuscito a vederli dal vivo ma, conoscendo di vista Simone Salvatori, immaginavo che avrei potuto aspettarmi di tutto. Sul palco Simone è a suo agio, malgrado il sudore che prova duramente i suoi occhi dotati di lenti a contatto; gioca, scherza e scambia battute con gli amici presenti tra il pubblico, mantenendo l’immagine decadente e nichilista che lo caratterizza. I brani sono belli ed intensi, mescolando il folk ai suoni tesi e nervosi della chitarra elettrica e dimostrando una volta di più che molti gruppi anglosassoni (penso in particolare ai capostipiti Death In June) dovrebbero tendere un orecchio dalle nostre parti (penso anche agli Argine, assolutamente ai vertici della scena neofolk) per ritrovare un’ispirazione ormai definitivamente perduta. Verso il finale, sono più o meno le tre di mattina, Simone scherza sull’organizzazione (“Gli ultimi due pezzi, perché siamo un gruppo molto occupato e abbiamo un altro concerto da un’altra parte?”), su se stesso (“Non siamo uno di quei gruppi che suonano musica folk che non piace a nessuno”) fino al termine del concerto. Una buona esibizione, malgrado l’ora e il caldo.

Prima di concludere, due parole sul locale: si tratta di una sorta di casale di campagna, abbastanza grande da poter ospitare concerti di dimensioni discrete; avrebbe certamente bisogno di un qualche tipo di ventilazione o, meglio, di condizionamento: almeno in questa stagione, il caldo è veramente eccessivo. Le bevande, non numerosissime a dire il vero, hanno però prezzi abbastanza contenuti, e i ragazzi che lavorano al banco sono gentili e disponibili. La presenza di un piccolo spazio all’aperto, esattamente sotto gli archi imponenti dell’Acquedotto Claudio (ristrutturato nel XVI secolo da papa Sisto V, per la realizzazione dell’Aqua Felix), aggiunge fascino al locale e lo rende appetibile anche per tranquille serate all’aperto.

Links:

Morgana’s Kiss – sito ufficiale

Mouth of Indifference – sito ufficiale

Spiritual Front – sito ufficiale

Spiritual Front

Spiritual Front (© Spiritual Front)

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