The Sand: The memory of dead romances

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The Sand, ovvero lo sfogo artistico di Umberto Marconi, polistrumentista che, dopo aver abbandonato una non remota esperienza di gruppo (con relativa pubblicazione di un “Demo 98”), ha deciso appunto di cimentarsi in solitudine con un proprio progetto. Ammetto che trovarsi dinanzi ad un CD composto di ben quindici pezzi, e relativi ottanta minuti circa di musica, non può non incuriosire! Musicalmente ispirato al dark britannico (leggi Sisters Of Mercy) come a certo goth tedesco contemporaneo, “The memory of dead romances” evidenzia una buona capacità di scrittura, anche se i riferimenti rimangono ben chiari. Più d’un brano va citato, del nutrito gruppo che compone il dischetto: le linee di basso pronunciate di “Prayers”, “Space trip”, bello strumentale, le tastiere magniloquenti ammantanti l’epica “Endless time”, “Monica”, la quale può rimandare, anche per il cantato in lingua madre, agli albori della nuova ondata italica. Non manca il tributo ai padri riconosciuti, in questo caso si omaggiano i Joy Division con la riproposizione, sufficeintemente convinta, di “Transmission”. Chiude la carina e leggiera “Jody played guitar”. Altri episodi risultano meno incisivi, ma col maturar dell’esperienza questo gap potrebbe venir agevolmente colmato. Trattandosi di one-man-band, il suono risulta scarno, ma per il genere proposto questo particolare non costituisce detrimento. Da rivedere la prestazione vocale, piattina e monocorde, giustificata dall’impegno esecutivo. Visitate il sito, essenziale per comprendere la filosofia-The Sand.

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