Bahntier: Randome

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Ver Sacrum Da un po’ di Bahntier si fa un gran parlare, almeno dopo alcune sue esibizioni live dello scorso anno (al Metamatik Festival e al Karma di Livorno) che hanno suscitato un notevole interesse. La curiosità nei confronti questo suo CD di esordio è aumentata dopo aver saputo che per la produzione è stato reclutato nientemeno che Simone Balestrazzi, leader dei T.A.C., la storica formazione italiana industrial per cui nutro una vera venerazione. Randome non delude di certo queste aspettative, tutt’altro. Si tratta di una compatta e convincente opera di elettronica industriale, solida ma nient’affatto monotona. Stefano Rossello, titolare del progetto Bahntier, è riuscito a costruire i 13 brani del CD seguendo diverse ispirazioni, sperimentando soluzioni sonore differenti tra loro, pur nei binari dell’elettronica oscura più sperimentale e rumorosa. Il risultato finale è quindi potente senza essere ripetitivo o noioso, difetto in cui talvolta incorrono i CD delle formazioni dedite a questo genere musicale. In Randome si ritrovano brani di stampo hard-techno/power electronics “à la” Ant Zen, accanto ad aperture più sperimentali. Non mancano pezzi ballabili, sì ostici ma molto ritmati, che potrebbero funzionare nelle serate in discoteca dove l’electro-indus la fa da padrone: fra questi citiamo “Past motion effect”, più nello stile Skinny Puppy/FLA, ma soprattutto la lunga ed irresistibile “Propain”, un brano potente con un ritmo ballabile sui 150 bpm della durata di quasi 7 minuti, che sfiancherà le più energiche bestie da dancefloor. Altrettanto lunga, bella e danzabile è la canzone che segue nel CD, “Chemical Zoo”, che comincia in stile hard-trance per poi esplodere nella seconda metà in modo violento e aspro. Bella l’iniziale “Holes” che sembra un brano dei Suicide riarrangiato in chiave moderna; non mancano brani di sapore ambient (“Without Shape”) o oscuro-sperimentale (“Lost”, “Surface A”, “Slaughterhouse”). Un esordio molto interessante che senz’altro non deluderà gli appassionati delle sperimentazioni Ant Zen e dell’electro industrial più oscuro. A (dark) star is born…

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