Coph Nia: Shape Shifter

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Ver Sacrum Verso la fine del 2000, usciva per Cold Meat Industry il primo CD dei Coph Nia, descritti da molti come una specie di via di mezzo tra le sofisticate sonorità ambientali di Raison D’Etre e atmosfere prossime a quelle, più eteree, degli Arcana e che vennero considerati la “next big thing” della musica oscura e d’ambiente; in effetti il loro primo lavoro era molto ben confezionato, ma probabilmente era meno innovativo di quanto tante persone sembravano asserire. Da allora sotto i ponti è scorsa molta acqua, i Coph Nia hanno prodotto un mini CD, un album di remix (!) e un recente split con Brighter Death Now: l’impressione è che il loro stile sia un po’ cambiato negli ultimi tempi, in effetti aggiungendo qualcosa che, pur non essendo del tutto innovativo in sé e per sé, rende molto più personale lo stile del gruppo. Questo nuovo lavoro, infatti, ha uno stile che si discosta un po’ dalle classiche sonorità dark ambient: addirittura, i brani basati principalmente su drones continui e oscuri sono una minoranza ristretta. È invece stata recuperata una pseudo-forma-canzone, pur sempre in una versione tipicamente Cold Meat: quindi brani in cui il testo, spesso recitato più che cantato, è in primo piano rispetto alle torbide basi sonore. Le liriche hanno un ruolo di primaria importanza, in più di un caso tratte da testi altrui (ne sono un esempio quelle ricavate da testi telèmici) e legati tanto al mondo spirituale dell’autore quanto a quello più prettamente carnale: il brano di apertura del disco, intitolato “The Hall of Truth”, può essere considerato in tal senso una summa concettuale: una sorta di allucinante confessione, in cui vengono confessati più o meno tutti i tipi di comportamenti negativi in senso lato, che vanno dal peccaminoso, al “politicamente scorretto”, all’antisociale. La voce profonda di Aldenon Satorial, che potrebbe tranquillamente fare la sua figura in un gruppo gothic rock, sembra essere adatta all’interpretazione dei brani e si colloca positivamente all’interno del suono. È da notare anche la presenza di due cover: Stygmata Martyr dei Bauhaus (abbastanza irriconoscibile se non fosse per il testo, peraltro forse il brano meno convincente del CD) e Prime Mover dei Leather Nun. In definitiva, non si tratta probabilmente del disco che rivoluzionerà il mondo musicale dell’industrial più oscuro, ma di certo è un ottimo lavoro.

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