Diamanda Galas

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Diamanda Galas

Diamanda Galas live in Lipsia 1999 (foto di Ankh)

Roma, 17 di luglio: una serata rovente e umidissima, di quelle in cui l’unica tentazione sarebbe quella di trovare un qualsiasi tipo di refrigerio e rimanere immobile, perché anche respirare sembra essere estremamente faticoso; in questa serata, nella splendida cornice del giardino di Villa Doria Pamphilj, si è tenuto il concerto di una delle musiciste più amate e discusse nell’ambito della musica d’avanguardia. Che cosa si può ancora dire su Diamanda Galas? Stiamo parlando di un’artista di un’importanza tale che tutto sembra essere stato detto, esaminato, approfondito. Le interviste da parte di riviste e fanzine si contano a decine, dalle più veloci e superficiali alle più lunghe e interessanti; non parliamo poi delle recensioni dei suoi CD e concerti, abbastanza frequenti anche dalle nostre parti.
Fortunatamente, al termine del concerto, incontro un amico che ha assistito per la prima volta a un’esibizione della Galas; per di più il buon Vizo di Skorie Industriali mi confessa financo di aver buttato giù un po’ di parole per descrivere le sensazioni provate all’apparizione dell’artista e durante l’ascolto del concerto: quindi quale migliore occasione per declinare la responsabilità della recensione? Immantinente passo a lui la parola, per riprenderla sul finale aggiungendo alle sue sensazioni un po’ di commenti di chiusura.

“Da una nebbia sintetica giallo-viola si intravede una sagoma nera, imponente nella sua femminilità: Diamanda Galas. Entra così in scena, con passo deciso e sensuale; si siede al piano, sistema senza fretta i suoi spartiti, il microfono, lo sgabello e comincia a picchiare i bianchi e i neri in completa disarmonia armonica. Fa attendere la sua voce e poi, come uno squarcio nella pelle, inizia a cantare: la prima reazione del corpo, ancora frastornato dalle dissonanze del piano, è un inevitabile ed involontario rabbrividire. Nell’ammutolimento generale, la Galas canta con le voci del profondo sud dell’inferno, alterna suoni bassissimi ad uno stridire ferroso delle corde vocali, un grido disumano; canzoni d’amore che sembrano cantate da un’orda di angeli dell’inferno, dal demonio in persona ma l’artista non viene scossa da nulla: gli applausi, brevi ma sentiti, che la incitano a cantare ancora non la distraggono dalla sua performance, e in un distacco quasi fastidioso lei continua a cantare e picchiare il piano, girandosi a malapena per ringraziare il pubblico che, già al secondo brano, è annichilito, ipnotizzato. Si abbassano le luci, si sentono i martelletti picchiare le corde, un faretto rosso illumina la scena, inizia un nuovo pezzo, ancora più frastornante e distruttivo. La Voce pervade tutto il parco, entra nelle vene e scuote l’anima…”

Riprendo la parola sul finale: sono ormai diversi anni che seguo dal vivo la Galas; il mio dispiacere maggiore a riguardo è quello di non aver assistito ai concerti del ciclo “plague mass”, in cui la sperimentazione, sia sulla sua voce sia nella presentazione visiva degli spettacoli live, era spinta all’estremo, tramite l’uso di diversi microfoni con effetti differenziati e di complessi impianti luce. Nel tempo, è passata da una musica alquanto complessa che faceva uso frequente dell’elettronica alle ballate per sola voce e pianoforte, in cui l’elemento centrale del suono era proprio l’incredibile versatilità dei suoni emessi dalla cantante. La mia impressione è che, in quest’ultima performance, il pianoforte si sia fatto uno spazio maggiore, utilizzando degli effetti particolari che nei precedenti concerti non avevo mai sentito. Purtroppo ero molto lontano dal palco, e non sono riuscito a capire se si trattava di effetti acustici da “pianoforte preparato” (alla maniera di Sylvano Bussotti o John Cage) oppure, più probabilmente, di effetti sul suono da parte dell’impianto di amplificazione. Sulle capacità vocali del più incredibile soprano dei nostri tempi, non c’è molto da aggiungere ai fiumi di lodi scritte nel passato: l’età non sembra portare gravi danni alle sue capacità espressive e l’impatto emotivo è sempre possente. Il consiglio per chi non avesse mai avuto occasione di vederla dal vivo è, ovviamente, di non perdere la prossima occasione.

Diamanda Galas

Diamanda Galas live a Villa Doria Pamphilj (foto di Ankh)

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