Job Karma: Ebola

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Ver Sacrum Job Karma è il nome di un duo polacco dedito ad un’interessante forma di musica sperimentale dalla forte connotazione “ambientale” e dall’attitudine industriale. Intorno ad essi ruotano altri collaboratori, ad esempio dei video maker insieme ai quali danno vita negli spettacoli dal vivo a delle performance multimediali. Il loro modo di fare musica mi ricorda, un po’ per le sonorità ma soprattutto per l’approccio, il nostro Bad Sector, in particolare quello delle cose un po’ più datate e ambientali (ad esempio il materiale del CD Transponder qui recensito nella prima parte delle “oldies but goldies” di ottobre 2002): anche i Job Karma infatti utilizzano per la loro musica tastiere, sintetizzatori, campionatori ma anche svariate macchine usate magari in modo inconsueto per produrre suoni e rumori. L’attitudine ambient nel CD Ebola prevale decisamente: i sette brani presenti per buona parte si sviluppano in modo lento, con suoni cupi e melodie di tastiera in sottofondo, che esprimono un forte senso di malinconia. C’è una predilezione per i suoni leggeri, aerei, pieni di eco: la parte percussiva privilegia i battiti metallici, aspri e secchi, che talvolta giungono distanti e affievoliti (come nella splendida “Crawling End”) o si stagliano in primo piano a segnare il tempo con ritmi incessanti e marziali. In alcuni brani compare una voce femminile, molto in sottofondo, per dei brevi inserti parlati: non mancano mai invece campionamenti da trasmissioni radio e tv, o voci di persone, colpi di tosse, grida (orgasmi?), risate. Ebola è un’opera non particolarmente “dura” e pesante: per quanto possa essere a tratti un po’ spigolosa l’ho trovata molto affascinante e soprattutto suggestiva. Il sentimento che più ispira, come già detto, è soprattutto quello della malinconia, una tristezza spleen che traspare in quasi tutti i brani (in particolare la già citata “Crawling End” e “Tension”). “June”, dove è evidente la matrice industriale del progetto, è invece il pezzo più atipico che si sviluppa su degli ossessivi ritmi marziali. Il CD si chiude con la lunga e sinistra “Sever”, che si dipana lenta e inquietante su una base ritmica rarefatta, su cui si depositano fischi e distorsioni (sempre molto “spacey”), frammenti radio, voci, vicine e sussurrate, o lontane e piene d’eco, quasi dei brandelli di una memoria distante; irrompono suonerie elettroniche, colpi di tosse e gemiti: il tutto concorre a trasmettere un senso di claustrofobica oppressione (è forse la malattia, Ebola appunto, che infine si diffonda vittoriosa?). Un lavoro estremamente valido, pregno di suggestioni, che affianca con molto gusto l’aspetto di ricerca sonora al lato emozionale.

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