Marilyn Manson: The Golden Age of Grotesque

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Ver Sacrum Con il solito strascico di polemiche, di articoli idioti e inutili sui media ufficiali, torna sul mercato un disco dello zio Marilyn. L’attesa era tanta e i nodi da sciogliere altrettanti: l’album esce dopo l’ottimo successo, incassato in tutto il mondo, della cover di “Tainted Love”, che ha dimostrato ancora una volta la mano fatata di Manson nel riprendere canzoni altrui (si pensi alle sue cover di “Sweet Dreams” e di “Down in the park”). Il suo alter ego nel gruppo, il bassista Twiggy Ramirez è stato cacciato in malo modo prima della registrazione dell’album. “Last but not least” non si è ancora sopita la polemica legata al massacro di Columbine, per il quale Manson è stato da molti visto come il responsabile morale (a questo riguardo vi consiglio di ascoltare il suo ottimo intervento nel film Bowling for Columbine). Ma tralasciando i clamori mediatici è innegabile che da Manson si debba sempre pretendere il massimo, in termini di fantasia, creatività e innovatività. Da questo punto di vista The Golden Age of Grotesque disattende parzialmente le attese. Nonostante l’ottima produzione dello stesso Manson realizzata insieme a Tim Skold, nuovo bassista del gruppo e già compartecipe del suono di “Tainted Love”, che fa virare decisamente il sound verso l’industrial-metal (synth e campionamenti molto presenti, ritmiche elettroniche, chitarre graffianti ma pulitissime e precise), l’album si rivela essere troppo spesso assai prevedibile. Canzoni come “Use your fist and not your mouth”, “(s)AINT”, “The better of two evils”, il singolo “mOBSCENE” o “Doll-Dagga Buzz-Buzz Ziggety-Zag” se non brutte – e non lo sono, a parte forse “Doll-Dagga…” – quantomeno rappresentano l’incarnazione degli stereotipi della musica mansoniana, non ultimo nei testi. Insomma il ragazzo ha un talento strepitoso ma “non si applica” quanto potrebbe e dovrebbe: in fin dei conti sa bene che soluzioni più sperimentali potrebbero alienargli le zone alte delle classifiche e così dosa gli interventi più “artistici” col misurino, dando sfogo a un metal-indus-goth ‘n’ roll di immediata presa. Non stupisce così – anche se segretamente ci fa MOLTO piacere – che The Golden Age.. abbia debuttato direttamente alla prima posizione delle charts italiane e americane. I brani più eclettici sono invece strepitosi, in particolare la title-track, cantata con la voce strascicata che ruota intorno ad un accattivante giro di piano elettrico e arrangiata superbamente; ottime sono poi la goticissima “Spades” e “Para-noir”. Gli altri brani stanno fra questi due estremi: si fanno notare per i suoni curatissimi e ben strutturati ma le loro accattivanti melodie suonano talvolta come “già sentito”. Il CD è anche disponibile in un’edizione limitata che oltre a contenere “Tainted Love” come bonus-track, presenta un DVD con un cortometraggio di circa 30 minuti intitolato Doppelherz, girato dallo stesso Manson. Qui il nostro snocciola una serie di proclami tra l’apocalittico, il profetico e l’allucinato (esempio “The only thing immortal in this world is money”, “The person you are trying to reach is no longer here”, “Love your enemy, because love is the enemy”, etc..) sui loop ossessivi della canzone “Thaeter”, posta come intro di The Golden Age…, mentre scorrono delle immagini oscure e ripetitive, incentrate ovviamente sulla sua narcisissima persona. Insomma il giudizio complessivo sul disco è in generale abbastanza buono, e man mano che si ascolta uno apprezza sempre di più le soluzioni sonore o semplicemente si fa conquistare incondizionatamente dall’energia che viene emanata dai brani. Ma un filino di delusione, per quello che quest’album poteva essere ma non è, non posso che provarla. Provaci ancora zio Marilyn!

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