Martin Gore: Counterfeit 2

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Ver Sacrum Approfittando della pausa (che si preannuncia lunga…) nella carriera dei Depeche Mode, Martin Gore, che ha composto tutti i brani del gruppo inglese dal secondo album in poi, ritorna dopo moltissimi anni a concedersi una pausa da solista. Lo spirito rimane lo stesso di quel suo primo disco solo, intitolato per l’appunto Counterfeit, in cui venivano ripresi pezzi di altri artisti: questo nuovo Counterfeit 2 quindi continua in tutto e per tutto nella stessa linea, presentando le cover di 11 brani di altrettanti artisti. La scelta dei pezzi almeno a prima vista può sorprendere i fan dei Depeche Mode: si va da John Lennon a Lou Reed, da Brian Eno a Julee Cruise, da Nick Cave al duo Iggy Pop/David Bowie, fino ad artisti blues come Hank Thompson. Il risultato è comunque veramente eccellente: Gore riprende le canzoni in vena estremamente personale, plasmandoli per trasformarli in brani di elettronica raffinata, lenta, notturna, malinconica, resa dolce dalla sua melodicissima voce. Gli arrangiamenti sono veramente eccelsi e mescolano con cura suoni sintetici ai riff di chitarra: il tutto è assemblato con estrema cura e sebbene i suoni siano molti e stratificati il risultato non è eccessivo e barocco, ma anzi all’ascolto i pezzi sembrano molto puliti ed ariosi. “Delicato” è forse la parola che meglio descrive questo CD: ai fan dei Depeche Mode posso dire che i brani riprendono un po’ quelle ballad elettroniche che Martin Gore ha sempre composto negli album; forse il brano dei Depeche che più si avvicina allo stile di Counterfeit 2 è “Comatose” che era incluso in Exciter. Ma tornando ai brani di questo disco, in generale le scelte fatte sono estremamente azzeccate: per alcuni brani si può tranquillamente gridare al capolavoro, come la ripresa di “I cast a lonesome shadow” di Hank Thompson, con il suo ritmo “up-tempo” e il delicato arrangiamento, o “Das Lied Vom Einsamen Madchen”, dal repertorio di Nico, che comincia come una ballata rock per incresparsi mano a mano con sonorità elettriche e ruvidi tocchi “rumorosi”. Interessante, ma forse un po’ troppo carica, la ripresa di “Lost in the stars” di Kurt Weil, forse più adatta ad una colonna sonora, con la sua atmosfera tra il cabaret e l’orchestrale, che a questo disco. Anche quelli che ad un ascolto distratto possono sembrare dei passi falsi (“Tiny girl”) ad una più attenta analisi si rivelano pieni di interessantissimi dettagli e di soluzioni sonore molto azzeccate. Chiude il disco una versione di “Candy Says” dei Velvet Underground che fa venire veramente i brividi. Insomma Counterfeit 2 si rivela un album veramente ottimo, che cresce di ascolto in ascolto: non è immediato e “d’impatto” come i dischi dei Depeche Mode, né v’è il brano che spopolerà nelle radio di tutto il mondo come singolo, ma chi ama la musica elettronica più raffinata ed elegante, nonché chi stravede per le ballad dei Depeche Mode, troverà qui pane per i suoi denti.

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