T.O.Y.: White lights

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Ver Sacrum Inutile rigirare il coltello nella piaga e pensare a cos’era una volta questa band, quando si chiamava Evil’s Toy e faceva buona EBM….. quei tempi sono passati già da un pò ed infatti siamo già arrivati al secondo album a nome T.O.Y. ( Trademark Of Youth…. mah) , ovvero l’evoluzione synth-pop di quella band. Il presente cd è un disco di disarmante banalità che non lascia alcun ricordo di sé una volta terminato l’ascolto delle 12 mediocri tracce che lo compongono: un “easy listening” alquanto piatto e scontato. Considerando che nella vita di ognuno di noi ci sono giornate in cui ci si sente in sintonia con il mondo e si ha voglia di canticchiare canzoncine leggere, qualcosa di buono in questo disco lo si può anche trovare, ma si tratta proprio di 2 o 3 canzoni al massimo… diciamo “Fly away”, “Long distance ride” e la strumentale “The liquid circle”. Posso accettare che Volker Lutz e Oliver Taranczewsky abbiano deciso di cambiare genere e di dedicarsi a composizioni piu’ leggere, ma diamine, c’e’ modo e modo! In chiusura, non posso esimermi dal citare anche una traccia ad esempio della sdolcinatezza di questo cd: si tratta di “The sky is the limit”, cantata da Steffen Keth dei De/Vision, un nome una garanzia….in negativo !!

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