Black Rebel Motorcycle Club: Take them on, on your own

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Ver SacrumL’uscita del primo album dei Black Rebel Motorcycle Club è certamente stata uno degli eventi più interessanti del 2001, era infatti trascorso fin troppo tempo dall’ultima volta in cui qualche nuova band aveva proposto un rock così ruvido e diretto, ma allo stesso tempo contraddistinto da linee melodiche che non si possono più dimenticare già dopo il primo ascolto. Quel disco conteneva ottimi brani come ad esempio l’iniziale “Love burns” o la famosissima “Whatever happened to my rock ‘n’ roll”, che hanno contribuito in maniera decisiva a far ottenere alla band di San Francisco un enorme successo, sia negli Stati Uniti che qua in Europa. Il secondo lavoro era attesissimo dai tanti fan del gruppo e devo dire che non delude affatto le aspettative, anzi ne è pienamente all’altezza e addirittura le supera in quanto siamo di fronte ad un ottimo album, forse più maturo e in un certo senso più compatto rispetto al suo predecessore, che ci presenta tredici brani tra i quali è praticamente impossibile riscontrare cadute di tono o momenti poco ispirati. Questo disco è energia allo stato puro, ma state tranquilli i BRMC non si sono messi a spingere sull’acceleratore, infatti molte delle loro song rimangono contraddistinte da quel mood “intimista” che già caratterizzava la band anche ai tempi del debut cd, è solo che non trovo una definizione migliore per descrivere le sensazioni che questo tipo di musica riesce a trasmettere! Sebbene quest’ultima venga da molti paragonata al cosiddetto “Detroit sound”, io ho sempre propeso maggiormente per un accostamento tra i BRMC e i grandi Jesus and Mary Chain, che a mio parere erano e rimangono tra i maggiori ispiratori del gruppo di Robert Turner, Peter Hayes e Nick Jago, i quali non a caso costruiscono i loro brani in maniera abbastanza simile a quella tipica dei fratelli Reid, dando molto spazio a suoni di chitarra abrasivi ma anche alla melodia, elemento essenziale nella musica di entrambe le bands. Difficile davvero indicare i pezzi migliori di Take them on, on your own, ci sono comunque alcuni episodi che mi hanno colpito particolarmente, vedi la traccia di apertura “Stop” o la suadente “Suddenly”, per non parlare poi della stupenda “US government”, davvero notevole sia per per quanto riguarda le sonorità che per il testo in essa contenuto. Un ritorno ad altissimi livelli per uno dei gruppi più importanti di questi ultimi anni!

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