Mila Mar: Picnic on the Moon

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Ver Sacrum Il nuovo album del gruppo tedesco Mila Mar Picnic on the Moon sorprende non poco chi aveva amato i suoi precedenti lavori, soprattutto Nova e in misura minore Elfensex, che riprendevano sonorità alla Dead Can Dance in versione etnica, basate su un ampio uso delle percussioni e su una forte ricerca ritualistica. Anche in Picnic on the Moon queste tendenze sono presenti, ma in modo molto più soffuso e dilatato, mentre l’anima pop del gruppo si rileva in maniera decisamente più netta, ponendo in primo piano suoni liquidi, armoniosi e rarefatti, dalla melodia facile ed elegante. Ci vuole un po’ pertanto per abituarsi a questa nuova “forma-canzone”, che al primo impatto può essere interpretata come una scelta di maggior commerciabilità, ma che in realtà fa probabilmente parte di una ricerca musicale per realizzare un prodotto il più personale e originale possibile. Questo tentativo si può dire perfettamente riuscito in alcuni casi, in particolar modo nella splendida “Arabesque”, canzone di fortissima potenza ed emozionalità, costruita davvero come un arabesco, con una incredibile sovrapposizione di suoni e di voci (del resto la cantante Anke è di una bravura smisurata e riesce a cambiare radicalmente timbro vocale non solo da un brano all’altro, ma anche all’interno della stessa canzone). Anche altri pezzi possono dirsi perfettamente riusciti, come le iniziali “In the name of” e “Sense of being” con il loro amalgama di sonorità diverse, incastrate l’una nell’altra, leggiadre ed oscure al tempo stesso, così come la struggente “Epilog” per sola voce e pianoforte, mentre in altri casi (Yellow Fish, Herz, Short cuts) a mio avviso la componente pop prende troppo il sopravvento, dando vita a canzoni sì graziose, ma tutto sommato poco interessanti e un po’ convenzionali nella loro ricercatezza. Ciò non toglie che l’album nel suo complesso si riveli piacevolissimo all’ascolto, e che il merito vada attribuito sia alla fantastica cantante (come può testimoniare chiunque l’abbia ascoltata dal vivo) sia al perfetto amalgama sonoro, ma non vorrei che i Mila Mar si allontanassero sempre più dal suono delle origini per dedicarsi ad una musica troppo “raffinata” ben distante dai nostri gusti e desideri.

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