Nehl: Demons abortion

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Ver Sacrum Fino a che punto la varietà nel suono di un musicista è un pregio? Questa è l’ardua domanda a cui ci si trova a dover rispondere ascoltando questo lungo CD d’esordio della misteriosa musicista francese Nehl, conpartecipe anche di un altrettanto ignoto (almeno a me) gruppo, gli AKPHAEZYA. In questo lavoro autoprodotto è infatti talmente vario da un punto di vista del suono da lasciare spiazzati non solo ad un primo approccio, ma anche dopo aver approfondito la conoscenza della musicista attraverso ulteriori ascolti. Tendenzialmente, sarei portato a pensare che l’ampiezza e la varietà del suono nonché delle ispirazioni siano senz’altro un lato positivo per un’artista, qualunque sia la forma d’espressione da lui scelta. Allo stesso tempo, d’altra parte, è anche necessario che tali influenze siano amalgamate attraverso una forte sensibilità, altrimenti un brano o, sulla distanza più lunga, un CD rischia di diventare un poco efficace accostamento di brani piuttosto che un’opera compiuta e significativa. Questo è più o meno ciò che accade, a mio parere, a questo primo lavoro della musicista francese: sembra più interessata a mettere in mostra la propria cultura musicale, senz’altro ampia e degna di nota, piuttosto che a fare qualcosa di nuovo e personale. Perciò, mentre il laser scorre sui solchi, dai diffusori esce veramente un po’ di tutto: dalla ballata in stile Nick Cave al brano con influenze medievali; dalle basi drum’n’bass a brani molto lunghi ma alquanto discontinui; dal brano quasi pop a quello folk o ancora al gospel cantato ‘a la Diamanda Galas’ (senza ovviamente raggiungere quei vertici) e chi più ne ha più ne metta. In comune tra quasi tutti questi c’è l’uso del pianoforte come strumento principale, che Nehl dimostra di saper suonare con buona maestria. Certo, non manca qualche piccola perla: ad esempio è molto bello il brano di apertura, perfetto nel suo ruolo, scuro e misterioso al punto giusto; anche Shrine non è male, anche se forse un po’ troppo vicina ad alcune cose di Kate Bush; bellissima Elegy of lost shadows, in cui la sua voce si esprime in toni quasi lirici ma anche, filtrata, quasi infernali; chiude magistralmente Epic symphony, perfettamente descritta dal titolo. Le capacità ci sono, la voglia di fare bene anche; come esordio non non è male ma a mio giudizio c’è bisogno di un po’ di tempo per mettere a posto le idee dopo di che ci si può aspettare qualcosa di interessante. Una nota a margine: il CD è completamente autoprodotto, e il libretto si chiude splendidamente con la frase: “Que la musique survive a la machine commerciale!”

Per informazioni: NEHL, 40 rue de la Varenne - 45470 Rebrechien - France
Email: [email protected]
TagsNehl
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