Anima in Fiamme

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Gli Anima In Fiamme rappresentano allo stesso tempo una piacevole sorpresa ed una conferma. Una sorpresa in quanto sono un gruppo di recente formazione che ha da poco inciso un promo CD che ritengo decisamente interessante; una conferma perché dimostrano che la scena italiana, pur essendo numericamente povera, è in grado di generare, soprattutto negli ambiti musicali oscuri ed industriali, progetti che spesso si attestano ai vertici qualitativi delle rispettive categorie. Progetti che mostrano doti di creatività ed originalità, tanto rare quanto preziose in un ambiente che si appoggia molto spesso sulla ripetizione di canoni fin troppo standardizzati: sto parlando di gruppi come Ataraxia, Camerata Mediolanense, Argine, Artica, Kirlian Camera, Tomografia Assiale Computerizzata, solo per citarne alcuni. La speranza è quella di poter citare al più presto tra questi anche gli Anima In Fiamme, e le premesse, a mio giudizio ci sono. Il mio contatto con il gruppo è nato semplicemente visitandone il sito web; da questo e da una breve chiacchierata, si è passati ad un’intervista via e-mail a Ferruccio Milanesi, ma nella quale è stato coinvolto anche Pasquale Scotti.

Iniziamo concedendovi un po’ di spazio per descrivervi: come gruppo, individualmente, la vostra storia… insomma, fate un po’ voi!

Ferruccio Milanesi: Ho sempre cercato di dar vita ad un mio progetto dark, ed in principio volevo che fondesse musica neoclassica e metal (questo quando ancora non si parlava di My Dying Bride et similia). Non trovando mai elementi validi, ho dovuto attendere fino al 1996 per dedicarmi finalmente, con i Nadir, alle sonorità che tanto mi erano a cuore, in chiave gothic elettronico. Fino ad allora ho suonato come bassista in gruppi punk e metal.

Pasquale Scotti: La mia scoperta del mondo oscuro (e conseguente mutazione) è avvenuta nel 1985, anno in cui per la prima volta ho ascoltato i Cure, gruppo che tutt’oggi ritengo di enorme importanza. La continua ricerca di gruppi nuovi e di sonorità tristi e malinconiche ha stimolato in me il desiderio (che attualmente è divenuto bisogno primario) di formare un progetto sonoro personale. Da qui l’incontro con Ferruccio ed il chitarrista Genno, e la formazione dei Nadir, (mia prima seria esperienza) gruppo al quale sono ancora fortemente legato.

Ferruccio Milanesi: Gli Anima in Fiamme nascono dunque nella prima metà del 1998, dopo un breve periodo di riorganizzazione a seguito dello scioglimento dei Nadir, in un momento molto fecondo in cui si andava delineando la nostra linea compositiva futura.

Da cosa è nato il nome (che, per qualche motivo che non so spiegare, mi fa pensare alle forti pulsioni preromantiche dello Sturm und Drang)?

Pasquale Scotti: Mi fa piacere che il nome Anima In Fiamme ti abbia indotto a pensare allo Sturm und Drang, perché proprio ad esso siamo profondamente legati. Impeto, tempesta e passione, come in genere è la nostra musica, la quale può avere pulsazioni a volte sofferte e malinconiche ma che può trasformarsi e diventare travolgente e distruttiva.

Ferruccio Milanesi: Il Romanticismo, nella sua forma primaria e nelle successive evoluzioni, ci ha sempre affascinato ed ha imbevuto i nostri sogni, le nostre vite. L’arte, la spinta alla creazione, non poteva non riflettere tale influsso. Volevamo che il nostro nome suscitasse immagini di passione e di un turbine di emozioni tumultuose, e ritengo che forse null’altro si sarebbe meglio adattato a noi stessi.

Tu Ferruccio suoni anche in altri gruppi (Argine e Art Inferno). Che esigenza ti ha spinto a creare questo nuovo progetto? Anche Pasquale Scotti collabora con altri gruppi?

Ferruccio Milanesi: In primo luogo devo precisare che gli Anima In Fiamme sono un progetto nato prima che entrassi in contatto con i succitati gruppi.

All’epoca (fine 1997-inizio 1998), degli Argine possedevo solo il demo I Colori del Silenzio e non li conoscevo ancora personalmente, mentre la decisione di collaborare con gli Art Inferno è stata valutata solo nell’aprile del 1999.

Quindi per gli Anima In Fiamme non v’è stata alcuna scelta o decisione, ma è stato un passaggio naturale: è il MIO gruppo, che nasce da una istintiva necessità di creare. Dicendo MIO non intendo peraltro sottolineare una differenza tra me e Pasquale, membro fondatore ed alla pari sia dal punto di vista compositivo che decisionale.

Casomai, se di scelta si può parlare, essa è avvenuta con gli altri due progetti, che mi avevano colpito per la capacità compositiva ed esecutiva.

Pasquale Scotti: Collaborazioni vere e proprie non ne ho, anche se seguo da molto vicino lo sviluppo del progetto di Giacomo Vitale (attualmente chitarra classica negli Anima In Fiamme), totalmente differente dal nostro, improntato verso un rock melodico con aperture classiche.

Suonare in più gruppi deve impegnare una discreta parte del vostro tempo e delle vostre energie: riuscite a vivere grazie alla musica (anche al di là dei gruppi, magari insegnando o altro)?

Ferruccio Milanesi: Sicuramente suonare in tanti progetti è faticoso, anche se appagante, e per fortuna ogni giorno diviene più impegnativo, visti i positivi sviluppi e l’interesse crescente attorno ad essi. A ciò devi aggiungere che collaboro stabilmente con la rivista CHAIN D.L.K. e saltuariamente con Marble Moon.

Non sempre conciliare il tutto è semplice, ma da tempo ho deciso di essere un musicista a tempo pieno: la musica non è un hobby ma un piacere ed un lavoro, ed anche se finora economicamente non siamo ancora al punto di sussistenza, spero in un futuro prossimo di raggiungere per lo meno questo livello.

Per ora insegno violino ad alcuni allievi, oppure materie letterarie (l’altra mia passione).

Nella vostra musica sono presenti suoni, strutture e strumenti che si rifanno al mondo della musica classica e antica: avete alle spalle studi accademici?

Pasquale Scotti: Reali studi accademici non ne ho praticati. Il mio era uno studio limitato alla sola chitarra classica, suonata da autodidatta. In ogni caso ho sempre cercato di comporre al meglio delle mie possibilità ed infatti, a testimonianza di questo lavoro costante per superare i limiti esecutivi, devo dire che molti brani hanno conservato quasi inalterata la struttura originale delle parti che avevo composto con la sola chitarra, magari solo trascrivendole per altri strumenti.

La scelta di introdurre nel gruppo un reale chitarrista classico deriva da un’esigenza esecutiva dettata dalle nostre stesse composizioni, il tutto per rafforzare la nostra venatura classica.

Attualmente studio canto.

Ferruccio Milanesi: Studio violino al Conservatorio. Devo dire che lo studio, oltre e più che il semplice ascolto della musica classica, ha influenzato il nostro stile musicale, rendendo tale linguaggio per me più naturale e del tutto spontaneo.

Accanto ad essi, sono presenti sonorità completamente differenti, prossime a quelle industriali: in che misura vi sentite influenzati dalla musica classica e in quale da quella industriale?

Ferruccio Milanesi: Personalmente credo che le mie influenze riguardino soprattutto la musica classica. Ascolto anche molta musica industriale, ma non provo lo stesso fascino per entrambe. Ciò si nota nella nostra musica poiché la struttura primaria è sempre la melodia, la frase quasi sempre suonata da uno strumento classico, e raramente (tranne il brano “Ferite”) facciamo sì che le sonorità industriali siano più che una contaminazione.

La musica industriale si rende necessaria quando vogliamo esprimere al meglio il dolore e l’angoscia che solo le sonorità opprimenti riescono al meglio a descrivre.

Pasquale Scotti: La mia conoscenza della musica classica e di quella industriale è sicuramente minore di quella di Ferruccio, ma nonostante ciò posso sicuramente dire che prediligo la musica classica a quella industriale, non per questo sottovalutando quest’ultima. L’industriale, suonato nella sua forma più estrema (power-electronics e simili) non lo condivido, mentre apprezzo le atmosfere cupe e claustrofobiche (ambient-industriale alla Archon Satani, per intenderci), che si avvicinano di più alla nostra visione della musica industriale.

Ho notato che nei cinque brani del vostro promo le due influenze, quella classica e quella industriale, sono tenute abbastanza separate: è una scelta ben precisa? Se è una scelta, come mai l’avete fatta?

Ferruccio Milanesi: Non è una scelta vera e propria. La disposizione dei brani nel promo deriva dall’aver seguito una nostra immagine di percorso musicale. Se poi intendi una separazione non dal punto di vista dell’ordine ma da quello musicale (N.d.A.: è esattamente questo che intendevo), allora devo darti ragione: non ci andava di offuscare il lavoro degli strumenti contaminando brani come “Come Fiore Reciso” e “Ieratico Buio”, la cui composizione è stata lunga e sofferta, attenti com’eravamo a farne brani che potessero competere, se non alla pari, almeno da vicino con partiture classiche. Credo che “Il Dolore” sia una fusione naturale tra le due anime, quella industriale e quella classica.

Pasquale Scotti: Riguardo “Ferite” (la prima versione), quando la componemmo eravamo anche indecisi se pubblicarla come Anima In Fiamme o sotto una differente sigla. Col tempo decidemmo di rivendicarla a tutti gli effetti ed anche per questo la seconda versione è stata sviluppata in maniera a noi più congeniale, più oscura e inquietante.

Una curiosità: che cosa pensate di un lavoro come “Pax Britannica” dei Test Dept, che, pur essendo piuttosto lontano dalle vostre sonorità, mescola tendenze orchestrali e ritmiche industriali? (Per me è uno dei dischi che porterei nel “rifugio postatomico”)

Ferruccio Milanesi: I Test Dept sono un gruppo sempre imprevedibile, con continue mutazioni ed evoluzioni ed un impatto sonoro dal vivo realmente coinvolgente e potente. Una band realmente interessante ed il disco da te citato è a mio avviso uno dei loro lavori migliori.

Rimaniamo in tema: molti dei gruppi che attualmente suonano una musica prossima a quella classica o antica affondano le loro radici nelle evoluzioni del post punk (penso a gruppi come gli Ataraxia e molti altri), nella musica industriale (i primi a venirmi in mente sono gli Autopsia) oppure nelle forme più estreme del metal (principalmente doom e black, ad esempio Elend o Die Verbannten Kinder Eva’s). Quali sono, secondo voi, i motivi di questa rivalutazione delle forme musicali antiche all’interno di sottoculture che nascono molto lontano da esse? E quali le possibili evoluzioni future?

Pasquale Scotti: Le mutazioni che stanno avvenendo nel campo musicale a mio avviso derivano da una spinta a migliorare le proprie composizioni. Molti gruppi, per rendere più eterogenei i propri lavori, affondano le proprie radici verso sonorità più classiche, appunto per apportare nuova linfa alle proprie sonorità. Riguardo i Die Verbannten Kinder Eva’s (gruppo che ho ascoltato per la prima volta tre anni fa e di cui conosco solo l’omonimo album), mi hanno subito appassionato con le loro composizioni, giostrandosi tra il metal (anche non avendone l’attitudine), il gothic classico, con meravigliose aperture melodiche, anche se forse sarebbero state esaltate ancor più dall’uso di reali strumenti classici.

Ferruccio Milanesi: Per fortuna oggi si assiste ad un miglioramento in questo senso. Qualche anno fa bastava che un gruppo black metal inserisse una singola nota di pianoforte o di violino, o un’elementare e banale parte di archi per leggere entusiastiche recensioni che parlavano di influenze classiche e così via. Oggi perlomeno i gruppi che decidono di contaminare la propria musica estrema con partiture sinfoniche o strumenti classici in genere lo fanno con una maggiore cognizione di causa ed una reale ricerca compositiva (vedi Elend, The Sins Of Thy Beloved, Art Inferno, Matutina Noctem, Haggard ed altri).

Secondo me questa continua ricerca di nuove sonorità deriva soprattutto da una necessità di rinnovarsi e di rendere sempre più personale il proprio sound. Purtroppo, come ogni innovazione, il rischio che divenga un trend è forte, ma credo che vi siano ancora ampi margini per sviluppare interessanti evoluzioni.

L’ultimo brano del promo è un traditional anglo-celtico: come mai questa scelta?

Pasquale Scotti: “Michael” è stato il primo brano che mi ha portato alla conoscenza dell’Antico e dallo stesso è nato il bisogno di sviluppare brani con predominanti melodie di violino, ma soprattutto vuole essere un ringraziamento ai Fire+Ice, gruppo che ho conosciuto solo dopo la formazione degli Anima In Fiamme.

Ferruccio Milanesi: Fino a quando non abbiamo scritto i dati per la copertina del promo non avevo mai notato che fosse un traditional. Ciò che mi interessava era il fatto che fosse un brano che mi affascinava molto, con il suo forte sapore di Passato, e che fosse suonato dai Fire+Ice, il primo gruppo che ho conosciuto di folk-apocalittico ed a cui per tale motivo sono particolarmente legato.

Mi sembra che la seconda versione di “Ferite”, oltre ad una breve “intro” e ad un finale più lungo ed asfissiante, sia registrata meglio (la prima mi sembra un po’ ovattata). È questo il motivo per cui avete deciso di farne due versioni?

Pasquale Scotti: La decisione di fare una seconda versione di “Ferite” non deriva da un’insoddisfazione riguardo la prima registrazione, ma è soltanto una naturale evoluzione. Difatti la prima si avvicina di più al mondo power-electronics ed è più grezza nei suoni; la seconda, registrata a distanza di sei mesi, è cambiata nei suoni, nello spirito (più oscuro) e quindi anche la registrazione è stata fatta in maniera differente. Inoltre non è affatto secondario il fatto che col tempo abbiamo acquisito esperienza in studio per cui siamo riusciti ad ottenere dal missaggio un prodotto più simile all’idea che di esso avevamo.

Suonate dal vivo? Che cosa può aspettarsi di vedere ed ascoltare un eventuale pubblico di un vostro concerto?

Ferruccio Milanesi: A breve dovremmo suonare in varie parti d’Italia. Abbiamo inoltre avuto alcune proposte dall’estero e speriamo che il tutto si concretizzi in maniera positiva.

Suonare dal vivo è un’esperienza meravigliosa e spero riusciremo a creare un’atmosfera estatica ed al contempo cupa ed oscura.

Cureremo sicuramente al meglio l’aspetto estetico delle esibizioni, le luci, candele e tutto ciò che possa aiutare la musica ad esprimersi al meglio, ricordando che un reale appagamento non può derivare dal piacere di un solo organo di senso ma perlomeno deve coinvolgere vista, suoni, profumi.

Da cosa traete ispirazione, al di fuori della musica?

Pasquale Scotti: La principale fonte d’ispirazione è senz’altro dovuta ad intime emozioni ed avvenimenti quotidiani che cerchiamo poi di tramutare in musica. Naturalmente traiamo spunto dalla letteratura, in particolar modo Romantica e Decadente, inesauribile bagaglio culturale.

Ferruccio Milanesi: La vita, con le sue inesauribili pulsazioni, è la mia fonte primaria d’ispirazione. Ogni nuovo giorno conduce con sé una tempesta di emozioni contrastanti, e quando una di tali emozioni diviene primaria ed insostenibile e necessita di esser liberata si tramuta in musica.

Qualcosa sui testi: chi li scrive? Quanto considerate importante il testo di un vostro brano?

Ferruccio Milanesi: La stesura dei testi è similare al nostro modo di comporre musica: uno di noi due propone uno spunto o un’idea più o meno sviluppata e insieme la si nutre e cesella fino a renderla simile a ciò che in essa ricercavamo. Per tale motivo ciascuno di noi percepisce come suo ogni nota ed ogni singolo verso.

Pasquale Scotti: Il testo di un brano è di primaria importanza, poiché è da esso che scaturisce poi la melodia. I due elementi sono così strettamente intrecciati da doversi necessariamente sviluppare in armonia l’uno con l’altro.

I cinque brani pubblicati sul promo sono stati pubblicati in diverse compilation; avete iniziato già a comporre o a registrare nuovi brani?

Pasquale Scotti: Stiamo lavorando sia componendo nuovi brani che rielaborandone alcuni del promo al fine di migliorare suoni e atmosfere. I nuovi brani hanno una struttura completamente classica e una maggiore gamma di sonorità: useremo, oltre al violino, violoncello e pianoforte, anche altri strumenti classici come arpa, flauto e trombe e probabilmente alcuni strumenti classici orientali, anche se li utilizzeremo non per inserire atmosfere esotiche quanto piuttosto per suonare partiture classiche “occidentali” con sonorità differenti.

Avete già stabilito contatti con qualche etichetta discografica? Se sì, ritenete che le proposte che vi hanno fatto siano interessanti?

Ferruccio Milanesi: Abbiamo contattato varie etichette e finora abbiamo ricevuto offerte molto differenti. Abbiamo scartato le proposte di concezione troppo underground (CD-R, numero di copie troppo limitato, mancanza di distribuzione etc.). Ciò non per una diffidenza nei confronti delle piccole etichette indipendenti, quanto per una nostra concezione della musica volta a ricercare la cura in ogni dettaglio, la professionalità, propria di etichette non considerate un passatempo da chi vi lavora. Questa è l’unica caratteristica che ricerchiamo in una casa discografica.

Per ora riteniamo particolarmente lusinghiero l’interesse della francese Prikosnovenie.

C’è qualcosa che vi piacerebbe che vi venisse chiesto e che non è mai stato fatto?

Ferruccio Milanesi: Finora per fortuna le interviste ricevute sono state alquanto esaurienti, spaziando da argomenti di vita quotidiana alla musica in senso stretto. Credo che in tal modo si abbia una visione alquanto completa di noi come musicisti e come persone.

Pasquale Scotti: Indubbiamente ci piacerebbe che ci venisse chiesto (ma ciò ovviamente non riguarda le interviste) di suonare in un contesto adeguato alla nostra musica, sia esso un castello o una chiesa o qualunque luogo affascinante. Il nostro primo concerto come Nadir fu tenuto in una chiesa sconsacrata e il ricordo di tale emozione è ancora vivo in noi.

In bocca al lupo per il vostro futuro!

Anima In Fiamme: Ti ringraziamo per lo spazio concessoci e l’interesse nei nostri confronti. Invitiamo chiunque fosse interessato alla nostra musica a contattarci.
Contatti:
Ferruccio Milanesi
Via G. Jannelli 45/D
80131 Napoli
e-mail: [email protected]
web: http://members.xoom.com/animafiamm

Recensioni del promo CD degli Anima in Fiamme

Anima In Fiamme: promo 1999 – Girando sul web capita di fare incontri interessanti. Può capitare, ad esempio, di trovare su una e-mail l’indirizzo del sito di un gruppo, dal quale è possibile scaricare tre frammenti di piccoli gioielli sonori. E’ esattamente ciò che mi è capitato con gli Anima In Fiamme, progetto di Ferruccio Milanesi (anche membro degli Argine e degli Art Inferno) e Pasquale Scotti. Il promo che sta in questo momento girando nel mio lettore contiene cinque brani, dei quali uno in due versioni, in cui si evidenziano forti influenze da parte della musica classica da un lato e della musica industriale dall’altro: strumenti antichi (violino, violoncello, clavicembalo) si alternano ai campionatori, creando atmosfere ora malinconiche (“Come fiore reciso”), ora cupe ed avvolgenti (“Il dolore”), ora ossessive e claustrofobiche (le due versioni di “Ferite”). Non manca nemmeno una bella versione per timpani, organo e voce del traditional “Michael” (qualcuno ricorda la versione dei Fire and Ice sul mini Blood on the snow?) a conclusione dell’opera. Nel complesso un ottimo lavoro, che non può far altro che farmi sperare in una rapida pubblicazione di una loro produzione “ufficiale”. (Ankh)

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