Bohémien

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Il buon Alex Buccini ci guida alla ri-scoperta dei Bohémien, cult-band di metà anni ottanta da poco riformata, per la gioia di tutti coloro, non solo nostalgici, legati a sonorità fascinosamente decadenti. Bohémien 2002, promo di cinque pezzi, gli stessi, tranne la title-track, del demo Sangue ed arena (1985… che anni!), risuonati e riarrangiati, testimonia appieno la valentìa di questo insieme, risorto sì dalle proprie ceneri, ma proiettato nel futuro. Sonorità che non appaion menomamente datate, al contrario fresche e spontanee… Con un piccolo classico, “Nella nebbia (oltre non sarò)”, gemma obscura degna di tanta attenzione. Una formazione parzialmente rinnovata, e la fermezza di chi crede ancora nel più puro ed incorrotto sentire. La parola ad Alex…

Bohémien (© Bohémien)

Il vostro demo Sangue ed Arena, ormai un piccolo gioiello di culto, risale al 1985. Cosa è accaduto in questo lasso di tempo?

Ci siamo sciolti nel 1987. In quel particolare contesto temporale ci trovammo a dire il vero un po’ spiazzati dall’andamento che stava prendendo la scena musicale indipendente. Riviste specializzate, organizzatori di concerti, le etichette cominciarono a vedere infatti il fenomeno “dark” come praticamente concluso e un po’ marginale. C’era poca possibilità di scelta: o cambiavamo genere (come fecero per esempio, parlando di nomi grossi, i Litfiba, i Cult, gli stessi Cure) o restavamo a marcire in sala prove in attesa di tempi migliori. La decisione fu quella di chiudere anche per non legare il nome “Bohémien” a cose nelle quali non credevamo fino in fondo. Così Walter, il batterista, partì per l’Argentina, io finii per cantare con i Fasten Belt ed impegnarmi in altri successivi progetti, talvolta coincidenti o tangenti con quelli del chitarrista Luciano, gli altri 2 elementi della formazione originale si sono trasferiti invece in altre città per lavorare, appendendo gli strumenti al chiodo.

Che sensazioni avete provato, ritrovandovi a suonare insieme, a comporre musica? Quanto hanno inciso le esperienze maturate nel corso degli anni?

Beh … è stato piuttosto emozionante. Tornare in sala, accendere gli amplificatori, riprendere quei vecchi accordi e quelle melodie mai dimenticate. Abbiamo avuto quasi subito la sensazione che certe cose erano ormai un patrimonio del nostro “inconscio collettivo” … 🙂 … e che stavano facendo la cosa giusta. Devo dire che oggi abbiamo sicuramente più consapevolezza dei nostri mezzi e che suoniamo molto meglio di allora!

Quanto hanno inciso nel processo compositivo i nuovi giunti in seno alla band?

Giovanni (basso) e Stefania (altra voce e tastiere) sono davvero molto bravi e creativi. Collaborano e partecipano molto non solo nella composizione dei nuovi pezzi ma anche negli arrangiamenti dei vecchi. Per esempio l’introduzione del piano e delle tastiere al posto della seconda chitarra che usavamo ai tempi di “Sangue e arena” ha conferito a questi pezzi un nuovo respiro, rendendoli un po’ più raffinati e ricercati, senza fargli perdere nel contempo la carica originaria. Giovanni, poi, è una vecchia conoscenza dell’underground romano, ed era il leader di una band che abbiamo sempre apprezzato, i Black Dahlia Confession, … non potevamo trovare di meglio!

“Nella nebbia (non oltre sarò)” sta riscuotendo un certo meritato successo, potete quindi vantare già un piccolo classico…

Direi di si … questa canzone ha avuto sempre un appeal particolare e sentirla ora passare in rotazione nelle varie radio (fm o web), o selezionata dai dj nelle serate nei club, non può che farci piacere. Sarà presente sicuramente anche nel nostro primo cd “ufficiale” che dovrebbe uscire prima dell’estate.

I testi sono molto curati. Quali emozioni esprimete tramite le vostre liriche, parte integrante dei singoli brani, e non mero orpello? L’utilizzo della lingua madre può rappresentare un ostacolo, sopra tutto nei confronti del pubblico ostinatamente anglofilo (oltre che, ovviamente, a quello straniero)? Personalmente, la ritengo una scelta corretta, considerati gli ottimi risultati!

L’universo di riferimento è proiettato verso suggestioni di tipo decadente ed iconico. Ci piace molto raccontare per immagini, facilitando in chi ascolta l’evocazione di un percorso visivo da associare allo scorrere dei suoni. Cantare in italiano invece è veramente piacevole, io la vivo quasi come una sfida, soprattutto nel ricercare quei suoni della nostra lingua un po’ più anglofoni, divertendomi anche a distorcere il suono di qualche vocale per dare qualche effetto “perverso” che credo aggiunga senso al significato dei testi stessi.

A quale brano vi sentite maggiormente legati?

Qui la risposta può variare da elemento ad elemento. Per me forse “Tra specchi”, un po’ per il testo, un po’ per l’atmosfera generale del pezzo, altri ti diranno “Libido” o “Nella nebbia”. Comunque è difficile rispondere a questa domanda … di solito si va a periodi …

State scrivendo nuovi pezzi?

Si, stiamo scrivendo diverse nuove canzoni, che ci sembrano abbastanza in linea con il resto del repertorio. Alcune come “Danza pagana” le stiamo già proponendo dal vivo.

Riuscite ad esibirvi dal vivo con frequenza? Quali sono i responsi della platea?

Qualche data in giro riusciamo a farla, anche se vorremmo intensificare l’attività. Per quanto riguarda il responso della platea devo dire che ci sembra notevolmente positivo. Nell’ultimissimo concerto che abbiamo tenuto al Blackout di Roma (7/3/2003) ci hanno richiesto ben tre bis ed il pubblico è stato davvero caldissimo, sembrava davvero di essere ripiombati con la macchina del tempo negli anni ’80 più infuocati!

Quanta importanza attribuite all’aspetto visivo? Nel passato, il vostro look era molto curato, glamour e decadente.

Direi che continua ad essere in linea con la nostra tradizione … d’altra parte questo di tipo di look lo adottiamo, nei limiti del possibile, anche nella nostra vita comune … ed ora, vista l’età che avanza, il glamour appare ancora più decadente!!! 🙂

Siete in contatto con altri gruppi italiani? Cosa ne pensate della rinata scena “nazionale”?

Qui a Roma conosciamo molto bene sia i gruppi del giro Decadance sia della Hau-Ruck/Misty Circles/Runes & Men, ed abbiamo un bel rapporto di reciproca stima con gli Inner Glory di Venezia. Sono d’accordo con te … la scena italiana sembra che stia finalmente risorgendo e non tanto per la qualità della musica proposta, che, in effetti, è sempre stata accettabile, ma per le opportunità che finalmente si stanno creando, più interesse per i concerti, più visibilità, anche grazie ad Internet, per il lavoro ed il pensiero dei vari gruppi, un atteggiamento meno esterofilo, più attento alle cose fatte in casa che, in generale, mi pare si stia diffondendo all’interno di tutta la scena.

Complimenti per il vostro sito, davvero curatissimo e godibile!

Grazie!!! Eh eh … finalmente una vetrina per il nostro innato narcisismo … 🙂

Finale scontato… Cosa ci riservate, per il futuro?

Stiamo lavorando al nostro primo cd ufficiale, quindi a breve entreremo in studio di registrazione. Poi naturalmente vogliamo continuare a fare concerti dal vivo, che è forse la dimensione che preferiamo in assoluto, magari anche all’estero.

Bohémien 2002 – Promo autoprodotto Track-list: Libido; Nella nebbia (oltre non sarò); Tra specchi; Estasi; Colpi di sonno.
Alex Buccini, voce; Luciano Liberatore: Chitarre; Walter Vincenti: Batteria; Giovanni Staccone: basso; Stefania Minutaglio: piano, voce.
Per contatti: www.bohemien.net. Il sito ufficiale della band capitolina, molto curato e professionale, ricco di informazioni e graziato da grafica davvero accattivante.
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