Atrium Carceri: Cellblock

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Ver Sacrum Atrium Carceri è il progetto solista di Simon Heath, già membro di Za Frûmi, recentemente approdato negli oscuri meandri della Cold Meat; credo si tratti di un esordio ed è con vero piacere che gli do il benvenuto: Cellblock è infatti un’opera notevole, sicuramente una delle produzioni più interessanti della scuderia scandinava da qualche tempo a questa parte. Musicalmente, questo progetto si distacca abbastanza dai lavori del gruppo precedente: laddove quelli si avvalevano di strutture classicheggianti e pompose, questo crea suoni ambientali al limite dell’isolazionismo, ma allo stesso tempo caratterizzati da toni scurissimi; l’unico termine di paragone che mi viene in mente è il Lustmord di Zoetrope con un’ulteriore propensione verso la dilatazione. Con il lavoro del genio inglese si può ravvisare anche una vicinanza tematica: se l’una era l’introspezione della mente di un pazzo, in questo caso si descrive la probabile sensazione di una persona rinchiusa in carcere, forse in deprivazione sensoria: il suono fa realmente pensare ai viaggi che potrebbe compiere una mente chiusa in se stessa; l’uso, piuttosto raro, di strutture ritmiche o percussive, si limita in molti casi ad un battito che può ricordare quello cardiaco, come se si trattasse dell’unico segno dello scorrere del tempo. Ai drones e ai suoni dilatati delle tastiere si sovrappongono rumori metallici serializzati, voci e sussurri distorti, respiri strozzati creando un senso di disperata solitudine e abbandono. In copertina, le mura marcescenti dell’ala di un carcere e di una cella. Bello, maestoso e angosciante: cos’altro si può chiedere ad una produzione Cold Meat Industry?

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