Reggio Emilia, Transilvania Live 21/11/2003

Cinema Strange

Cinema Strange live a Reggio Emilia 2003 (foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

Ci sono band la cui dimensione ideale è quella live e questo è senz’altro il caso degli americani Cinema Strange, alfieri del genere batcave e death rock di questo nuovo millennio. I loro CD sono indubbiamente piuttosto piacevoli ed interessanti, per quanto il debito verso le formazioni storiche degli anni ottanta (in particolar modo Sex Gang Children ma anche alcune cose meno tirate dei Christian Death di Rozz e in parte Bauhaus) sia estremamente evidente. E dai gruppi del periodo batcave i Cinema Strange riprendono anche il look, fatto di creste, trucchi e vestiti femminili. Ma quel che è meglio è che da questi numi tutelari la band ha ripreso anche il modo di calcare le scene.

E arriviamo così al concerto di questa sera, all’interno del Transilvania Live di Reggio Emilia, recentemente inaugurato, piuttosto bello e spazioso. Si tratta di una vecchia fabbrica ristrutturata, fatta di molte sale: quella principale, con un palco a dire il vero non grandissimo, è completamente circondata da una balaustra rialzata, mentre altre due, tra cui quella chiamata “Livello 666”, sono adibite a discoteca. Quando arriviamo (dopo esserci sperduti più volte nei meandri delle zone industriali adiacenti a Reggio Emilia…) troviamo il locale abbastanza affollato: la cosa non sorprende perché il genere proposto dagli americani ha senz’altro nel nostro paese un certo numero di sostenitori, molti dei quali anche molto giovani e che quindi hanno eletto i nuovi gruppi come propri beniamini. Quando i Cinema Strange salgono sul palco rimaniamo subito colpiti dal loro look e dal loro atteggiamento. Il cantante, Lucas Lanthier detto Zampano, è vestito con un frac un po’ logoro e indossa una voluminosa tuba un po’ di sbieco (“sulle 23” come si diceva una volta); il bassista, Daniel Ribiat alias Yellow, e il chitarrista, Michael Ribiat alias Lafitte, indossano una specie di baby doll bianco e sfoggiano delle capigliature di ordinanza per lo stile batcave, con crestone e punte. Il batterista, la new entry del gruppo, è un po’ in disparte sullo sfondo e a parte l’abbondante make-up che utilizza, così come gli altri membri del gruppo, poco posso dire del suo look. Senz’altro il cuore del concerto è costituito dalle performance del cantante, che si atteggia sul palco come un dandy ottocentesco ormai privo della sua ragione, che parla da solo ma che mantiene intatti i suoi modi cortesi ed eleganti. Accanto a sé i due (fratelli?) Ribiat ci danno dentro con i loro strumenti come se fossero colpiti da veri e propri raptus, rotolandosi per terra e muovendosi come ossessi. Il tutto si svolge in un’atmosfera pregna di teatralità, convincente e mai pacchiana: sembra proprio di rivivere l’esperienza di un concerto negli anni ottanta, quando sul palco avevi dei performer completi, come Andy Sex Gang, Guggi e Gavin Friday, Rozz Williams, i gemelli Ashton o Peter Murphy. I Cinema Strange sono degni eredi di questa grande tradizione. Certo non stanno inventando niente di nuovo, si riappropriano di quei modelli però con ottima capacità producendo uno show davvero convincente e di grande qualità. Non saranno degli artisti originali al 100% ma senz’altro siamo di fronte a dei “citazionisti” di gran classe.

Cinema Strange

Cinema Strange live a Reggio Emilia 2003 (foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

Musicalmente il concerto è trascorso assai piacevolmente, con il gruppo che ha riproposto con molta irruenza i brani dei loro CD, l’omonimo esordio e The Astonished Eyes of Evening. La presenza live enfatizza ancora di più il carattere teatrale dei loro pezzi: per curiosità mi sono andato a riascoltare i loro album e ho apprezzato molto il fatto che ognuno di essi rappresenta una sorta di concept, con delle storie che si dipanano nei vari brani. Questo può da una parte rendere un po’ più pesante l’ascolto, in particolare se non si presta molta attenzione, ma rende senz’altro più intriganti queste opere.

Insomma, ero venuto a questo concerto con po’ di curiosità e un po’ di prevenzione, visto che spesso i gruppi sbandierati come “new sensation” del gothic mi hanno deluso poi molto (ad esempio i Bloody Dead & Sexy giusto per fare un nome) ma fortunatamente i Cinema Strange hanno dimostrato di essere di tutt’altra pasta. Se fossero nati vent’anni fa ora sarebbero un mito: adesso senz’altro suonano un po’ di “già sentito” ma è innegabile che siano un gruppo assai valido e interessante. Fossero tutte così le nuove leve del gothic…

Christian Dex
Roma, Circolo degli Artisti 23/11/2003 (supporto Pulvinar)
Non ho mai fatto mistero del fatto che spesso mi capita di andare a concerti di cui so relativamente poco: spesso si tratta anche di nomi molto noti all’interno della scena ma di cui mi è capitato di ascoltare solo pochi brani, magari remixati, su compilation allegate alle riviste o cose simili. Questo è anche il caso dei Cinema Strange, di cui conoscevo pochi brani ma di cui avevo letto numerose recensioni, sia di CD sia di concerti. E, non posso negarlo, molto raramente negli ultimi anni mi è capitato di essere catturato fin dalle prime note in occasioni di questo tipo, anche in considerazione del fatto che lo stile musicale dei Cinema Strange non è certo al centro dei miei ascolti.
Cinema Strange

Cinema Strange live a Reggio Emilia 2003 (foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

Credo però che sia il caso di andare per gradi: arrivo al “Circolo degli Artisti” un po’ sul tardi e mi metto in fila per entrare; mentre sono in attesa apprendo da un cartello che il bar all’interno del locale è chiuso per motivi burocratici; per non perdere il posto in fila, attendo paziente di fare il biglietto, faccio un rapido giro, dopo di che esco alla ricerca di un bar: trovarlo sarà facile: basterà seguire la folla nerovestita e impegnata nella mia stessa ricerca; rientrando, il concerto dei Pulvinar è già iniziato ma noto che sono in vendita a basso prezzo alcuni CD, per cui vado a dare un’occhiata, perdendone quindi buona parte; di conseguenza non mi sento di commentare un’esibizione che sono riuscito a seguire solo in minima parte. Qualche chiacchiera con gli amici ed ecco che le luci si spengono e, nel buio, salgono sul palco tre personaggi che sembrano appena usciti da un romanzo di Poppy Z Brite: alla chitarra una maschera malinconica, con una camicia bianca di raso orlata di nero, maniche a sbuffo e fronzoli sul colletto; alla voce una persona con trucco e acconciatura in stile giapponese; al basso una via di mezzo tra una bambola malefica e un vampiro androgino.

Il primo brano è lungo, direi una decina di minuti: progressivamente mi sento catturare dal suono e dalle capacità recitative non solo del cantante ma di tutti i musicisti, ma solo al termine del brano mi rendo conto del fatto che, sul mio volto, si è stampato un sorriso che lo attraversa da parte a parte. Freddamente, mentre sul palco sale un batterista in carne ed ossa (nei miei scarsi ricordi c’è una batteria elettronica), mi impongo di non perdere lucidità: in fondo sono tanti anni che frequento concerti di vario tipo e ho imparato a mantenere un certo distacco, tranne che in casi particolarissimi. Cerco quindi di valutare le effettive capacità del gruppo, sia da un punto di vista compositivo sia da quello strumentale; ma la mia determinazione dura sì e no un brano e mezzo, dopo di che non posso fare a meno di abbandonarmi nelle mani della band, che si esibisce in una prestazione notevole, in cui quasi tutto è perfetto: solo la voce e, più raramente, la chitarra danno a tratti l’impressione di avere un volume leggermente troppo basso; per il resto, l’impianto di amplificazione regge bene l’urto e i suoni escono puliti come raramente mi è capitato di sentire, negli ultimi tempi, in concerti di queste dimensioni. Gli strumentisti dimostrano di essere decisamente all’altezza, non solo nei momenti il cui il suono si ispira ai grandi classici della musica darkwave, ma anche quando ci si lancia in territori ben più complessi, con ritmiche sincopate interpretate benissimo da una sezione ritmica potente e precisa; durante l’esibizione, mi tornano alla mente nomi di gruppi a cui mai mi sarei aspettato di pensare in quest’occasione: lo stile recitativo del cantante, associato all’uso di una chitarra abbastanza aggressiva, mi ha ispirato il ricordo di alcuni momenti dei grandi Devil Doll; gli stacchi sincopati e i tempi dispari hanno fatto girare nel mio cervello l’ancora più improbabile nome dei sempre troppo sottovalutati Cardiacs. Ormai la mia obbiettività è andata in fumo, il sorriso idiota è stampato sul viso in maniera indelebile, e ridacchio come un ragazzino imberbe al primo concerto di Vasco Rossi: non c’è dubbio, la situazione è preoccupante ma la sensazione di tornare indietro nel tempo, ai lontanissimi primi concerti della mia vita (che, peraltro, con il mondo gothic non c’entravano assolutamente nulla) è meravigliosa, quindi mi lascio trasportare dalle note senza opporre resistenza; ci manca pochissimo che mi metto anche a ballare (io che ballo??? Se la mia amica Malaika legge questa recensione le prende un accesso di risa che rischia di rimanerci secca…). Verso la fine dell’esibizione, il colpo di grazia: un brano, di cui ovviamente non conosco il titolo, per soli basso e voce, intenso e bello come pochi. I quattro americani sul palco hanno una voglia incredibile di suonare e lo dimostrano per tutta la durata del concerto; sul finale, quando ormai il bassista si era infilato nei camerini, gli altri sono andati a recuperarlo per un ultimo brano, dopo di che il palco è stato invaso da giovanissimi fans invasati, che per un pelo non li violentano. Fatti scendere, più o meno a forza, dal palco, si mettono diligentemente in fila a caccia di autografi.

Cosa aggiungere? A questo punto la mia rispettabilità di recensore è definitivamente perduta e temo sarà faticoso ricostruirla. Certo è che l’intensità con cui i Cinema Strange hanno invaso la mia mente ha dell’incredibile e, per tutto il resto della serata, terminata con un paio di birre da Skorie Industriali, il ghigno beota è rimasto sul mio viso. Non mi resta che ringraziarli per avermi riportato, seppure per poco tempo, ad epoche ormai irrimediabilmente andate.

Ankh

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Cinema Strange live a Reggio Emilia 2003 (foto di Christian Dex © Ver Sacrum)