Moth's Tales: Decadent Truth

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Ver Sacrum Davvero carino, questo CD degli esordienti Moth’s Tales, interessante e giuovine gruppo proveniente da Palmanova (Udine, la città stellata!). No, al bando qualsisia campanilismo, sono assolutamente sincero, “Decadent truth”, proprio perchè trattasi di opera prima, è da considerare con estrema attenzione. Contiente in fatti una manciata di belle canzoni, interpretate con grande spontaneità da dei musicisti che certamente debbono ancora acquisire completa padronanza di scrittura, ma dimostrano di possedere in nuce lodevolissime qualità. Responsabile dei testi è la cantante Caterina Signor, la quale imbraccia pure la chitarra ritmica, brava nell’interpretarli con sufficiente enfasi, anche se sovente lascia emergere le proprie influenze (Cranberries sopra tutto). Non leggasi quanto anzi esposto come nota negativa, considerando la verde età della vocalist non è da farle appunto alcuno! Un peccatuccio nel quale inevitabilmente si scivola, e che col maturar della giusta esperienza tende a trascolorare. I singoli brani si dimostrano godibili all’ascolto, il chitarrista Michele Rossi è fine interprete, donando ad ogni traccia la giusta sfumatura, ben spalleggiato da una sezione ritmica presente ed incisiva, fornita da Roberto Battilana (basso) e da Mauro Fumis (batteria e percussioni). L’opener “Away” c’introduce nel piccolo universo musicale targato Moth’s Tales, fatto di tanti riferimenti, e per il sottoscritto questo è un merito!, alla miglior wave ottantiana, magari quella meno celebrata di Sad Lovers And Giants e The Sound. Non mancano richiami ai maestri The Cure, ma il tutto mai risulta pacchiano, anzi, par quasi che venga utilizzato per fornire il giusto pedigree alla traccia merito dell’ascolto. A volte emergono influenze decisamente più attuali, come nella dreampopper “Starhome”, altre invece utilizzano con coscienza intarsi già sfruttati da celebri mentori (“Saltarello” fa capolino in “Sadness”). Da citare pure “Enemy” e “Killing time”, oltre alle versioni acustiche, delicatissime, di “Enclosed” (dalla registrazione molto diretta) e di “Enemy”, ulteriore saggio di rara sensibilità. Bravi!

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