Neon Dream: Anodyne

0
Condividi:

Ver Sacrum Mai ho taciuto la mia manifesta simpatia per il buon vecchio goth rock, per le decadenti ampollosità delle quali ogni opera così etichettata si carica con enfatica pompa, ammannita poscia senza remora all’appassionato ascoltatore, desioso di godere di tanta melancolica romanticheria! E gruppi come i teutonici Neon Dreams dimostrano caparbi di voler perpetuare questa onorata stirpe, ridotta ormai a vivacchiare alla meno peggio ai margini del Circo Barnum dell’alterna-business. Klaus, voce e basso, deve aver trascorso più d’un uggioso pomeriggio ascoltando, meglio consumando i dischi degli amati Sisters, sopra tutto “Vision Thing”, suppongo, e dimostra tanta divozione nei confronti del padre putativo Andrew Eldritch, che di tanti figliouli ossequiosi può pregiarsi. La sua interpretazione è fedelissima, sostenendosi comunque al tappeto sonoro spiegato con cura dai suoi compagni d’avventura. Randy e Chris, i chitarristi, non lesinano energia, ma quando necessita sanno creare quadri d’indubbia efficacia, come in “Viable”, bella ballatona adatta ai scaldare i cuori dei teneroni nelle tempestose iemali notti. Bello il lavoro d’intarsio delle tastiere, presenza discreta ma indispensabile la loro, dirette con sapienza dal valido Ole, il quale ne fa un uso parsimonioso, assogettandole all’umore di ogni singolo pezzo. Non mancano gli interventi (ma và?) di una vocalist, inserita in pianta stabile nell’ensemble, e Sandra fa sentire sovente i suoi vocalizzi, a volte magari non proprio indispensabili (è il caso della title-track), mentre precisissimo è lo skin-beater Sebastian (d’altronde deve misurarsi con maestri di perizia esecutiva quali Doctor Avalanche e Madame Razor!). “Whining Sounds” è classico goth-rock, un brano semplice nella sua struttura ma davvero coinvolgente (The Merry Thoughts insegnano…), “Red Light Anodyne” si candida a canzone meglio riuscita del lotto: un semi-lentone di oltre sette minuti che riuscirà a coinvolgere anche i più duri, classico esempio di grande coesione e capacità compositiva. Non delude nemmeno “Entrain”, si rimane su tempi rilassati, anche se le chitarre si mantengono per tutta la durata del brano ben presenti, spalleggiate dalle classicheggianti keys di Ole, maestro di cerimonia nella successiva “If There Was A God” (cosa pagherebbero i The 69 Eyes per poter vantare siffatto gioiello nel loro repertorio?). Qui Sandra può esprimere appieno il suo talento, anche se subitanea sorge la comparazione con altre ben più note, ed osannate, colleghe (Tarja Turunen, Floor Jansen…). Più lineare, ma addattissima all’airplay si rivela “Overscreening”, con qualche riuscita variazione al tema dominante. Un gruppo che dal vivo ha già saputo farsi apprezzare, dividendo il palco con Christian Death, The Merry Thoughts (eccoli!), Cyan, una dimensione certo congeniale per il genere proposto, peccato che a volte esiti ad abbandonare percorsi già tracciati ed eccessivamente affollati. Una maggiore dose di coraggio, e di personalità, unita agli ingredienti che dimostrano di ben conoscere, avrebbe certo giovato ai baldi nostri. Promossi comunque a pieni voti.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.