Reutoff: Gute Nacht, Berlin!

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Ver Sacrum I Reutoff erano già approdati in precedenza alla HauRuck, se non sbaglio, per la produzione e distribuzione di un paio di vinili (un 7″ e un 10″), mentre questa dovrebbe essere la loro prima produzione di lunga durata con l’etichetta austriaca; dopo l’ascolto, tendenzialmente confermerei il giudizio positivo ispiratomi dal precedente Unseen Rituals, rispetto al quale questo CD è probabilmente un po’ meno cupo ma ha anche qualche piccola caduta di stile, non presente nell’altro. Dedicato ad una delle città che più amo, incede maestoso fin dalla prima traccia, intitolata “Wurdalak” (con riferimento, immagino, ai vampiri della tradizione slava, descritti nel racconto di Tolstoj ripreso dal bellissimo film “I tre volti della paura” di Mario Bava). Abbastanza melodica e lentamente percussiva, la successiva “Die Sunden der Vater” è lunga più di undici minuti e riempie l’ambiente con suoni che si sovrappongono gradualmente e sembrano dover sfociare un in finale grandioso che invece non arriva; più ostico e rumoroso l’incipit della seguente “Libera me (edit)”: suoni che ricordano lontane esplosioni nonché il passaggio di aeroplani da caccia vogliono forse portarci con la mente ai momenti dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, mentre una sorta di campanaccio post industriale fa da sfondo; successivamente ritmi sintetici e non, suoni di giostra e molto altro si accumula: un brano eclettico ma notevole. La breve “Allegoria no. 3” parte cupa con una voce russa campionata sullo sfondo dei drones, cui gradualmente si aggiungono rumori rugginosi, lenti ritmi e il suono delle tastiere. Decisamente meno personale la successiva “Die rohte Fahne”, in cui ai suoni elettronici si aggiungono gli scricchiolii di un vecchio vinile che contiene una canzone russa in una sorta di patchwork che ha del già sentito (che stiano cedendo anche loro alla dilagante derbluthaschite?). Neumond inizia bassa ma si fa presto sentire con i suoi suoni postindustriali, i drones a frequenza più alta del normale e un incedere degno quasi di corrieri cosmici che, a trent’anni dalle loro prime esperienze nel cosmo, si sono ammalati di pessimismo e disillusione nei confronti dello spazio vuoto. Chiude il CD la lunga traccia che gli dà il titolo, caratterizzata da drone profondissimi e gelidi che sorreggono i suoni di lamiere percosse, i movimenti siderali dell’elettronica e le scosse che attraversano l’ambiente. Nel complesso, quindi, un bel CD: non mi resta che augurarmi che i Reutoff non cedano alle tentazioni provenienti dall’Austria.

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